50 anni dopo..

di Lucia Barocchi

Cinquant’anni dopo la morte di Gabrielle Bossis, la sua “vita straordinaria è uscita dall’ombra. Era ora! – mi scrisse de Laubier nella sua prefazione del 2005 – E’ stata tratta alla luce quasi dal nulla”. È vero, la nostra fu un’autentica scoperta. Ed adesso è l’ora di raccontarne la suggestiva storia…

Avevo quasi trent’anni quando entrai nella piccola libreria accanto al Convento di San Giovanni Rotondo, in Puglia. Come mai un libretto in francese, fresco di stampa, si trovava laggiù, nel 1950? Me lo rivedo tra le mani: era il primo volume di Lui et moi, il diario di Gabrielle Bossis nell’edizione originale. Risento ancora l’intensa commozione di quella lettura; promisi a me stessa che avrei fatto conoscere in Italia questa meraviglia spirituale. Via via che uscivano, ho acquistato gli altri sei volumetti che contengono il diario integrale di Gabrielle. Da allora, Lui e io è diventato la mia lettura costante, anche se non riesco a meditarne più di un brano al giorno, mi toglie quasi il fiato….
Sono passati tanti anni… Nel 2002 ho saputo che quel diario era stato tradotto in varie lingue, anche in italiano. Ne ho comprata una copia e l’ho subito regalata a due amici speciali, Marco e sua moglie Valeria: anche loro, conquistati! E dunque è deciso: andremo insieme in Francia, sulle tracce di Gabrielle Bossis!
Riprendo la mia agendina di allora: siamo due coppie, innamorate di Gabrielle (o meglio, del suo diario perché sulla vita di lei non si trova quasi niente). Appuntamento a Nantes, dove lei è nata e vissuta. Carlo ed io arriviamo da Firenze, Marco e Valeria da Mazara, in Sicilia. È l’8 dicembre, il “ponte” dell’Immacolata. Vogliamo sfruttarlo anche per andare sulla tomba di Gabrielle a… “Fresne”.

1

Abbiamo prenotato le camere in un tranquillo Istituto religioso. Due suorine amabilissime ci attendono ma non conoscono affatto Gabrielle… E io credevo che in Francia la conoscessero anche i sassi! Siamo noi a parlare di lei, con tanto entusiasmo che le suorine si infiammano, vogliono addirittura venire a… “Fresne”! Ma, nonostante telefonate e ricerche, questo piccolo paese sembra introvabile! Ci consigliano di aspettare l’ora di cena: “Per combinazione (!), dovrebbe arrivare da Parigi la coppia Cambay: Roger, istruttore aeronautico, avrà mappe più dettagliate; Chantal, molto spirituale, conoscerà Gabrielle”.

2                                              3
Finalmente eccoli, quelli che sono diventati mes anges d’ici-bas, i “miei angeli di quaggiù”! Ma neppure loro hanno mai sentito parlare di “Fresne” o di Gabrielle Bossis. Gentilissimi e commossi dalla passione di questi italiani, si mettono a nostra disposizione. E finalmente Roger scopre sul suo satellitare che “Fresne” è invece Le-Fresne-sur-Loire, ed esiste! Ma scuote la testa: “È a 65 km da Nantes, un percorso complicato… Senza il satellitare non ci arriverete mai”. Quando ci dicono che ci condurranno fin là, comincio a scorgere le loro ali…
L’alba dell’Immacolata è gelida. Lasciata l’autostrada, costeggiamo una scintillante Loira, lungo un dedalo di stradine di campagna. L’amico Marco, con la preziosa cinepresa professionale che non lo abbandona mai, riprende tutte le suggestioni del viaggio. Il satellitare ci “molla” davanti ad un vecchio cartello solitario: Le-Fresne-sur-Loire. Nient’altro, né case, né persone. Eppure lo sento: Gabrielle è qui! Alzo gli occhi. Sopra un declivio erboso, contro il cielo azzurro, appare qualche vecchia croce di ghisa imbiancata… “È il cimiterino di Gabrielle!” grido.

5                                                            6

Ci sparpagliamo qua e là. “Gabrielle, fa’ che ti trovi io!”. E la trovo. Si piange tutti… La commozione è restata viva anche nelle nostre foto.
Il grazioso paesino è poco lontano, ma dorme.Si sveglia solo d’estate, per la villeggiatura. L’angelo Chantal, che è stata aviatore come il marito, spicca il volo, si mette a suonare tutti i campanelli. Pochi rispondono, nessuno sa… Soltanto dopo mezzogiorno un signore gentile, pentito di non averci risposto prima, ci raggiunge e ci indica il villino Bossis.

Con gli occhi e con il cuore centelliniamo la facciata addormentata, si sbircia  la terrazza dal cancelletto chiuso…
Da quel giorno, Chantal ha fatto l’impossibile per aiutare le nostre appassionate ricerche sulla vita di Gabrielle. Perché è questo che cominciava a starmi a cuore: far conoscere non solo lo splendido diario, ma anche colei che era stata Gabrielle Bossis.
Nell’agosto 2004 torniamo in Francia. Abbiamo appuntamento a Parigi con l’editore che ha stampato tutto Lui e io. Delusione! La gloriosa casa editrice Beauchesne è stata da poco ceduta a un nuovo proprietario che di Gabrielle ignora tutto e può darci soltanto un riferimento: il volume di Patrick de Laubier, Jesus non frère, l’unico studio esistente sulle Conversazioni spirituali di Gabrielle.

7                                                        8
Piena di ammirazione per questo bellissimo saggio, telefono al professor de Laubier. Ci invita a pranzo. “Oh Dio, come mi vesto?”… Lo immagino in una cornice adeguata a un chiarissimo professore dell’Università di Ginevra, autore di fondamentali testi di Sociologia, ordinato sacerdote soltanto pochi anni prima da Giovanni Paolo II.
Il suo indirizzo è in una delle zone più centrali ed eleganti di Parigi. Un palazzo sontuoso. Suono, intimidita. Al citofono la sua voce, nobile come il suo cognome, ci invita ad entrare. “Chissà che atrio!” penso io. Ci viene incontro lui stesso, incredibile amabilità! Con mia sorpresa, ci introduce in una piccola corte di servizio, ci apre una porticina e… voilà: il professore abita in un sottoscala, una sola stanzetta, un lettino ripiegato, una mensola che si trasforma in altare, un computer acceso, una parete zeppa di libri e l’altra occupata solo da una grande immagine della Madonna. Dietro una tendina, un minuscolo angolo di cottura dove poi gusteremo una buona scatoletta di salmone! Il grande personaggio allora diventa immenso ai miei occhi… e crescerà di volta in volta!
Monsignor Patrick ci racconta che da oltre quarant’anni il diario di Gabrielle è divenuto per lui “una sorgente meravigliosa, una rugiada permanente”: ogni suo pasto è preceduto dalla lettura di un brano, che gli sembra sempre nuovo. Commossi, ci tuffiamo in una gara di memoria: citiamo le più belle righe di Gabrielle, lui continua dove io mi fermo e viceversa. Alla fine, gli chiedo: “Ma sa qualcosa di più sulla vita di lei?”. Purtroppo, de Laubier conosce soltanto le scarne notizie premesse ai volumetti. Ma con calore ci incoraggia a proseguire nelle nostre ricerche e a farlo partecipe.
Ed eccoci a Nantes, per l’appuntamento con monsignor Guéhenneuc, decano del Capitolo della Cattedrale, noto studioso di Storia della Chiesa. Ci riceve in una saletta del Vescovado. Ha il volto che sembra scolpito come quello dei Profeti nei capitelli della splendida Cattedrale. Ci ha preparato una scheda su Gabrielle:

Perché conservo il ricordo di questa donna alta, slanciata, distinta nonostante il misero costume di scena? Avevo 15 anni. Un nuovo curato era arrivato nella mia parrocchia dove lei era stata invitata a recitare con una troupe di giovanette. Vidi i due, il curato e l’attrice, che ridevano ascoltandosi l’un l’altra. Eravamo verso il 1936 e la commedia di Gabrielle Bossis aveva per tema l’apostolato popolare.

La Bossis era anche  divenuta “segretaria” di Gesù e dal 1936 fino alla sua morte aveva trascritto sui suoi quaderni conversazioni spirituali che furono pubblicate con il titolo Lui et moi. È una preghiera del cuore, ma non si tratta di preghiere o suppliche, è un dialogo che si stabilisce fra Cristo e Gabrielle. Il tono stupisce. La Bossis conosce le mistiche, ma ciò che la distingue è la semplicità del linguaggio.

Nel Dizionario di spiritualità si sottolinea che, nel mondo quale è oggi, l’esempio di fede dato da Gabrielle Bossis non deve essere ignorato e si deve far conoscere questa personalità certamente eccezionale.

Anche a monsignor Guéhenneuc chiediamo: “Sa qualcosa di lei, della sua vita?”. Ma Monsignore ricorda soltanto che Gabrielle viveva nella periferia signorile di Nantes, sopra il Porto, dove frequentava l’Istituto delle Dames Noires (religiose vestite di nero).

E subito siamo nella zona sopra il Porto. Domandiamo a qualche raro negozio aperto. Ma no, non ci sono collegi di suore! Chantal riprende a suonare campanelli e a interpellare citofoni. Il suo bell’accento francese favorisce la fiducia, ma le risposte sono sempre un “No, non conosciamo le Dames Noires”. Supplico Chantal di rassegnarsi, suonare i campanelli mi mortifica, ma lei vuole provare ancora e ancora… Finché una voce femminile le risponde: “Mi aspetti in portineria, io sono l’unica persona che possa dirle dove trovare le Dames Noires!”. Ci batte il cuore. Scende una signora con una gamba fasciata, zoppica. “Vede questa gamba? Mi sono ferita giorni fa cadendo laggiù, all’inizio della strada. Un’anziana signorina mi ha soccorso. Mi ha detto di essere una delle Dames Noires. Il collegio non è più qui, ma alcune Dame vivono ancora là, all’interno. Si chiamano Fedeli Compagne di Gesù. Suonate a quella porticina.”

Sulla porticina, una piccola targhetta: F.C.J. Al citofono, una voce gentile. E in un vialetto ci viene incontro una suora laica; sorridente, ci invita a procedere fra i grandi alberi di un parco secolare. Siamo soli con la nostra commozione. E sfociamo d’improvviso in un anfiteatro verde: ignoto a tutti, il cuore del vecchio Collegio è qui, sigillato al centro di alti immobili moderni che hanno sostituito le aule.
È una scoperta struggente: in quel pomeriggio assolutamente deserto e silenzioso, nell’ora di un tardo tramonto, le ombre si allungano scivolando sulle foglie stillanti pioggia recente. E ad un tratto dietro una svolta è apparsa, impressionante e bellissima, a grandezza d’uomo, la bianca statua del Cristo che si erge come un giglio sul prato verde mostrando quel Cuore che ha tanto amato gli uomini… Sembra quasi possibile che Gabrielle sia lì, davanti a Lui…

9                                                                10

Mi precipito là, questa volta da sola. È un moderno, gigantesco condominio. Anche qui, vertiginosi palazzi racchiudono un giardino, coloratissimo e curatissimo. Un cortese giardiniere mi indica in quale settore si trova l’appartamento privato delle “Fedeli Compagne di Gesù”. È come entrare nel caveau di una superbanca: una selva di campanelli, tastiere, luci intermittenti, occhi elettronici, telecamere e altoparlanti che parlano un francese inafferrabile. Nessuna presenza umana. Chiamo gli ascensori uno dopo l’altro, ma quelli mi ignorano. Disperata, non mi rassegno ad andarmene. Alla fine, un giovane esce da un ascensore ed io, d’impeto, mi infilo dentro come una ventata, dicendogli più disinvolta possibile: “Ho lasciato l’ombrello, scusi, devo risalire”. E l’ingenuo ragazzo, senza disattivare il suo codice, mi lascia salire. Manovro tasti, mi fermo a ogni piano, suono campanelli su campanelli (sembro Chantal…). Niente! Finché, al quinto piano, una giovane cameriera con un grappolo di bambini appesi al grembiule mi apre la porta: “Sì, le Dames Noires sono all’ultimo piano. Provi a sinistra o a destra”.
Felice, arrivo su e suono l’unico campanello. Ho in mano il volumetto di Gabrielle nel caso che serva… e quel caso non si fa attendere. Quasi subito una matura signorina mi apre e getta un urlo: “Oh là là, là là!”… E ripete “Oh là là”, mentre cerca di sbattermi la porta in faccia! La trattengo e le mostro Lui et moi... “Sono un editore fiorentino, non tema!”, ma lei continua a spasimare: “Oh là là, oh là là!”. Ridendo, le chiedo se conosce un’altra parola… Poco dopo, recuperata la calma, la Dame mi fa entrare. Mi spiega che nessuno può accedere al bunker se non ha il codice di accesso per superare ben quattro barriere elettroniche! Perciò, aveva creduto a un’aggressione. Infine, sedute, parliamo con calore del diario, ma: “No, di lei non so nulla. Nessuna di noi ha conosciuto Gabrielle. La nuova archivista è giovane, tuttavia può consultarla, può venire con me, sto andando al nostro Istituto.” Si esce da un labirintico garage sotterraneo, dopo quattro controlli elettronici…

Il nuovo collegio è strepitoso, un alveare di tanti giovani, i libri sottobraccio. La “Dame là là” mi chiede di aspettare ma quasi subito torna e guardandomi con gli occhi sgranati esclama: “Incredibile! È qui di passaggio per un’ora suor Marie de Corlieu! È stata una delle piccole attrici di Gabrielle, viene subito!”. E vedo arrivare dal giardino una bellissima, aristocratica figura di suora ultranovantenne, alta e bianca come un cero, gli occhi azzurri. Mi dice illuminandosi:

Sì, ho conosciuto Gabrielle Bossis, ero una delle sue piccole “stelle” quando recitava! Ho danzato e cantato con lei: era bella, molto appassionata, molto spirituale, non si poteva dimenticarla. Sono stata consorella di una sua cugina. Parlavamo insieme di Gabrielle e del suo diario che è molto, molto attachant! Lo si leggeva in Refettorio… Tutte le Suore ne avevano molta ammirazione. Lui et moi è un libro che porta Dio con sé, ce lo fa scoprire nel cuore, come diceva Gabrielle: “Cristo è in te, non lasciarlo solo”.

Quest’incontro con la suora “stellina” è stato il preludio ai commoventi incontri, organizzati da Chantal, avvenuti poi nel municipio di Le-Fresne dove oltre venti persone, ancora incantate da Gabrielle, l’hanno fatta rivivere fra noi: tante “stelline”, che l’avevano avuta come maestra di catechismo e avevano recitato e cantato con lei, hanno fatto a gara nel descriverla.

12                                                   13
E il medico di Gabrielle, il dottor Glotin, ce l’ha ricordata con humour e affetto:
Era un po’ bohèmienne, eccentrica, ma talmente simpatica! Aveva la voce di un antico flauto, ma sapeva suonare anche il tamburo!

Tutti i presenti, sacerdoti, suore, amici, ci hanno fatto dono di fotografie, libretti di teatro, lettere, ricordi, insperati dettagli…

Al termine dell’incontro ci raggiunge Madame Nicole, parente acquisita dei Bossis e attuale proprietaria del loro villino a Le-Fresne. Ci dice:

Ho incontrato Gabrielle soltanto una volta in vita mia. Era una persona piena di calore. Ma il suo non era un calore superficiale, formale, era un calore autentico, intimo, era un calore che si offriva… Lei andava incontro agli altri come offrendosi…

E la gentile signora ci invita a visitare il villino Bossis. Finalmente! È il tramonto, il portoncino si apre per noi… All’interno, la vecchia casa dei Bossis ha conservato inalterata l’anima spirituale di quando era un piccolo monastero femminile e la grande Loira, priva di argini, lo lambiva.

16                                                  18

Il claustrale corridoio d’ingresso al pian terreno è ancora lastricato dall’antica pietra, levigata dagli anni come una lavagna.

A sinistra, con la vista sul fiume, ecco il salottino che Gabrielle ha amato, le porte che ha decorato: pennellate fresche e rapide che hanno fissato il volo dei gabbiani, il vento sulle rive…
Un numero incredibile di souvenir è ancora stipato in una vetrina. I più commoventi: i guanti di pelle con lustrini, regalati alla dama francese dal Gran Capo dei Pellirossa sulle Montagne Rocciose…

terrasse e sull’immensa distesa d’acqua. È naturale che il pensiero vada all’infanzia di Gaby, quando la piccina cercava il Signore fra la Loira e le stelle e invitava gli angeli a riposarsi là…

perdeva la memoria del tempo. Ecco, mai rimbiancata, la striscia di parete dove papà Bossis misurava e segnava la crescita dei figli. Ecco la sala da pranzo: l’album delle fotografie che lei stessa ha curato e annotato è ancora lì, sul tavolino. L’amico Marco ne fotografa ogni pagina.

L’adiacente salotto è ora spoglio; Gabrielle lo aveva tappezzato di immagini del volto di Cristo, quel volto che lei avrebbe tanto desiderato vedere con i suoi occhi… Ma lo ha fatto vedere a noi, con le sue parole!
L’emozione di quel pomeriggio è si è poi dilatata nei colloqui con i nipoti e pronipoti di Gabrielle. I loro ricordi, le loro testimonianze hanno arricchito le più belle pagine della nostra Biografia.
Infine, un vero miracolo ha coronato il nostro “pellegrinaggio”: Chantal mi ha consegnato una “reliquia” di Gabrielle, ricevuta da una persona generosa: è il decimo e ultimo quaderno grande (Grand Cahier) manoscritto di Gabrielle, con le annotazioni dei brani da lei scelti per la stampa. Nessun altro originale del diario è mai stato ritrovato finora! Il cuore mi batte forte ancora…
È così che Gabrielle Bossis è “uscita dall’ombra, e il suo folgorante messaggio non può non entrarci nel cuore e restarvi”.