“LUI e io

Conversazioni spirituali”

Gabrielle Bossis

 

Premessa

Tutto ciò si riscontra perfettamente in Gabrielle che si considerò sempre indegna di tanta Grazia e volle nasconderla fin quasi all’ultimo della sua vita, quando si decise a confidarsi e a mostrare al Teologo e amico Padre de Parvillez .i quaderni dove trascriveva i suoi dialoghi con quella Voce divina.
Come si è detto altrove , il P. de Parvillez e poi il Vescovo di Nantes furono conquistati da quei colloqui nei quali essi avvertirono su
bito il soffio dello Spirito Santo. Oltre alla bellezza, fu il notevole spessore dottrinale del diario a confermar loro la provenienza divina di quella Voce.
Infatti, temi di ordine spirituale e teologico particolarmente importanti ricevono in queste pagine una luce singolare. Gabrielle, priva di formazione teologica specifica, sarebbe stata incapace di apportare tali contributi. Come avrebbe potuto scrivere oltre mille pagine di conversazioni su tali e tanti argomenti senza fare il minimo errore teologico, e con una felicità di espressione e un’intensità spirituale così originali, se quelle pagine non le fossero state davvero dettate per via soprannaturale? (de Laubier).
I due teologi, il Vescovo e de Parvillez, stimolarono Gabrielle a favorire la stampa di alcuni estratti . Ma soltanto la Voce di Cristo vinse la riluttanza di lei, ricordandole che quei messaggi erano per tutte le anime  e che essa era stata scelta soltanto come piccolo strumento della loro diffusione. Dunque, come abbiamo già precisato, nel 1948 Gabrielle Bossis curò personalmente per la stampa una scelta di Conversazioni, che iniziava con il diario della sua tournée in Canada (agosto 1936) e terminava con il colloquio del 19 febbraio 1948. Questa raccolta antologica fu pubblicata dall’editore Beauchesne di Parigi in un volumetto intitolato Lui et moi  Entretiens spirituels  (“Lui e io. Conversazioni spirituali) che, uscito nel luglio 1949 in forma anonima come lei desiderava, ottenne un eccezionale successo e fu in breve esaurito.
Molti lettori entusiasti chiesero all’editore nuovi estratti. Pertanto tre mesi più tardi Gabrielle, sebbene convalescente per un intervento chirurgico, si dedicò a preparare una seconda raccolta che, come si legge in una sua lettera, era la “continuazione” della scelta antologica del primo volumetto e terminava con il brano del 1° gennaio 1950. Questa nuova scelta fu inserita da Beauchesne nel secondo volume di Lui e io, che uscì nel dicembre 1950 dopo la morte di Gabrielle e fu accolto con uguale entusiasmo.
Ebbene,le Conversazioni spirituali che presentiamo nel nostro sito corrispondono esattamente agli estratti curati da Gabrielle per la stampa del primo e del secondo volume, ciò che ne rende più emozionante la lettura: sono i dialoghi scelti personalmente da lei ! A questa antologia, abbiamo fatto seguire il testo integrale dei colloqui che Gabrielle trascrisse in piccoli taccuini durante la sua ultima malattia e agonia (pubblicati da Beauchesne nel V volume) , iniziando dai primi delicati accenni di Cristo alla vicina morte della sua . figliolina, del suo strumento, come Lui la chiamava spesso. È una lettura che lascia brividi.. un Cantico dei Cantici che non ha paragoni nel nostro tempo : Attendi l’Infinito, attendi “Lui”.
Da oltre cinquant’anni il diario di Gabrielle Bossis è considerato un capolavoro mistico tra i più importanti per cattolici e non cattolici, per credenti e non credenti .E’ uno dei più grandi nella letteratura mondiale. L’editore Beauchesne lo pubblicò integralmente in sette volumetti che tuttora hanno ristampe frequenti. Ne sono state fatte traduzioni in varie lingue con successi sempre più ecclatanti. Da anni e anni, gli “innamorati”di queste splendide “Conversazioni spirituali” hanno cercato di rintracciarne i manoscritti. Speranze sempre deluse! Finché, nel 2004, uno dei quaderni , il decimo e ultimo ( sull’argomento v. “Lui et moi”, Beauchesne, e Lucia Barocchi, “Lui e Gabrielle Bossis “ ed. S. Paolo, in ristampa ) è arrivato nelle nostre mani.! Un’ autentica, misteriosa grazia !
È l’unico manoscritto finora ritrovato di Lui e io. Questo quaderno ricomparso ci ha emozionato con l’emozione che si sprigiona dalle reliquie! E ci ha arricchiti anche procurandoci, con la sua straordinaria eloquenza grafica, una sensazione nuova: quella di poter quasi “ascoltare”, e non solo leggere, quei colloqui. La scrittura di Gabrielle, rapida, ordinata e sicura, lievita quando lei trasmette la Voce di Cristo, ne rivela la forza, la nobiltà; spesso si arresta su una sola frase; i continui capoversi e le sospensioni rendono quasi sensibile l’afflato di Colui che parla, ce ne consegnano perfino il silenzio…
Sembra che Gabrielle voglia farci dono non solo del contenuto del discorso ma anche della sua musica; quasi che si tratti di uno spartito, di un “Mistero sacro”, rappresentato con l’essenzialità della parola e sviluppato come una rapsodia. I dialoghi si snodano lasciando sempre più spazio alla Voce divina che discende sulla pagina bianca giungendo ad una tale assolutezza da stringere e costringere tutta la sostanza del messaggio in una sola parola; cosicché spesso la brevità è pura luce, quasi fossimo davanti a dei telegrammi celesti: Lui : «Forse che la terra basta, a te?»

inedito

Antologia dal 22 agosto 1936 al 25 maggio 1950

 

1936

22 agosto 1936 – Sul piroscafo. Durante il concerto di musica classica, gli offrivo in un fascio i suoni e la dolcezza che ne sgorgava. Lui mi ha detto piano, come una volta:

«Figliolina mia».

23 agosto – Hanno fatto un altare sul pianoforte, io pensavo ai gabbiani che vengono a posarsi sui piroscafi. Lui:

«Questa volta, è il Cristo».

Durante il penoso rollìo, gli dicevo: “Lo sapete bene che tutto è per voi; e così, non ve lo dico”. Lui:

«Bisogna dirmelo, perché amo sentirmelo dire. Dimmelo spesso: quando sai che qualcuno ti ama, sei contenta che te lo dica».

24 settembre – Canada. La cappella è accanto alla porta della mia camera, e ogni volta che ci passo davanti gli sorrido. Lui mi ha detto:

«Sorridi a tutti. Unirò una grazia al tuo sorriso».

3 ottobre – Nel Saskatscewan. Lui:

«Rinchiudimi nel tuo cuore con un segno di croce, come dietro a due sbarre».

4 ottobre – Montréal. Lui:

«Quando non ti raccogli, è a me che tu manchi» (con una voce così delicata).

25 ottobre – Festa di Cristo Re. Stamani, durante la messa, l’Abate mi ha consacrata a Dio posando la mia dedica sull’altare, sotto l’Ostia. Lui mi ha detto:

«Occupati del mio amore… non c’è nessun orfano abbandonato come me».

Vicino a Quebec. I bimbi avevano terminato i loro canti, e io gli dicevo: “Ora non vi parlo più in musica”. Lui mi ha risposto:

«La mia musica è il tuo amore».

4 novembre – Al ritorno. Ultima messa sul ponte. Distratta dopo la comunione, ho udito la Voce soave che diceva:

«Aspetto».

Dicembre – In Francia. Per strada. Io: “Cammino al Vostro fianco”. Lui (con dolcezza):

«Ma tu non mi parli molto…».

14 dicembre – «Fa’ in modo di essere per tutti il mio sorriso. La mia voce amabile».

15 dicembre – Stamani alle sei meno cinque, costretta a fare rapidamente la Via Crucis prima della messa, Lui mi ha detto:

«Pensa alla fretta che avevo io di percorrere la Via dolorosa per andare a morire per voi».

16 dicembre – «Esci dalle tue misure abituali: amami di più».

17 dicembre – «Cominciamo il cielo. Amami incessantemente mentre io ti amo».

Una sera – «Dov’è ogni Bellezza e ogni Grazia, io sono».

19 dicembre– «Talvolta tu dubiti che sia io a parlarti, tanto questa cosa ti sembra semplice, come se provenisse da te. Ma tu ed io, non siamo Uno?».

21 dicembre – Siccome gli chiedevo di dare, a me e ai miei, tutte le grazie che sono rifiutate da tante anime, Lui mi ha detto:

«Le mie grazie sono su misura, ma io sono abbastanza ricco per dartene altre. Non sono l’Infinito?». «Con me sii semplice come in famiglia».

24 dicembre – «Sii dura per te e dolce per gli altri».

25 dicembre – «Nasconditi in me. Nutri il mondo con le tue sofferenze. È così che sarai la mia sposa».

26 dicembre – «La tua immaginazione? È il cane di casa che gira ovunque. Si può serbare rancore ad un cane che gira dappertutto? Fa’ come se tu fossi sempre stata attenta».

28 dicembre – «Quando mi ami, ti purifichi». «Sii per tutti la mia Grazia». «Ritorna a me come se non mi avessi mai lasciato. Mi farai piacere».

1937

1° gennaio 1937 – «Con purezza e semplicità, ecco il tuo motto per quest’anno».

2 gennaio – «Ti basti offrirmi l’istante presente: così, tutto l’anno sarà mio».

4 gennaio – «Tu che tieni tanto ad avere il pensiero dei tuoi amici, come puoi non capire che a me preme il pensiero delle mie creature?».

5 gennaio – «Fa’ atti di speranza. Esci da te stessa. Entra in me». «Non giudicarli. Conosci l’anima loro?». «Mettimi davanti a te. Prima io. Tu, dopo». «Fa’ loro piacere per il mio piacere».

26 gennaio – «Una sposa che non contemplasse spesso gli occhi del suo Sposo, sarebbe una sposa?».

12 febbraio – «Certo! Conosco tutte le tue miserie poiché tu sei la mia figliolina!». «Sapessi quanto sono sensibile alle piccole cose!…».

14 febbraio – In una corriera.

«Hai visto la mia benevolenza attraverso il volto di quella ragazza? Sii sempre così. Se i miei fedeli fossero buoni gli uni con gli altri, la faccia del mondo sarebbe cambiata». «Ma i tuoi desideri d’amore, sono Amore». «Ammantami d’amore». «C’è nella tua anima una porta che si apre sulla contemplazione di Dio. Ma bisogna che tu l’apra».

17 febbraio – «Non lasciarmi senza le tue sofferenze, esse aiutano i peccatori».

19 febbraio – Castello di C. «Non potrai venire a ricevermi in questi tre giorni, così lontano da una chiesa. Però ti do degli appuntamenti: sarà ogni mattina al tuo risveglio».

Ahimè! L’indomani mattina stavo per dimenticare l’appuntamento, quando un uccellino è venuto a cantare sulla mia finestra con una voce così acuta e insistente, che tutt’ad un tratto mi sono ricordata…

1° marzo – Nel Dipartimento del Rodano, alla stazione.

«Tu guardi fisso nella direzione del treno che deve venire. Allo stesso modo i miei occhi sono fissi su di te, nell’attesa che tu venga a me».

In treno. «Non restare mai senza fare nulla, mi onorerai nella mia incessante opera per la vostra salvezza».

Davanti alla Loira straripata.«Sii sempre serena e calma. Il fiume riflette il cielo solo quando è calmo».

3 marzo – In treno.«I miei tramonti sono sempre Amore. Le creature che li guardano per lodarmene, sono poco numerose… Eppure è Amore». «Se tu non avessi delle “piccole” prove, come potrei darti “grandi” ricompense?». «Io sono quello che ama di più».

Di sera. «Nulla è piccolo per Me». «Mostra nella tua vita che sulla terra non ci si riposa».

Metà Quaresima – Durante il corteo sono entrata in una chiesa per consolarlo. Con mia sorpresa, nonostante le navate vuote, l’organo suonava. Un artista aveva probabilmente approfittato di questa solitudine per studiare. Era di una solennità ineffabile. Lui mi ha detto semplicemente: «Ti aspettavo». «Vedi me negli altri. Questo ti aiuterà ad essere più umile».

9 marzo – Pensavo di uscire di chiesa all’Elevazione.

«Non andartene così presto (teneramente). Non potrei darti tutte le mie Grazie…».

16 marzo – A Nôtre-Dame.

«Sii tenera. Nella tenerezza, tu compi il primo passo verso il tuo prossimo».

La sera, alla Benedizione, mi ha ripetuto:

«Compi il primo passo!». «E quand’anche ciò che scrivi non facesse riflettere che una sola anima!?».

In treno. «Non dire:“Gloria al Padre, al Figlio” in modo così vago, ma auspica questa Gloria in uno o l’altro dei tuoi atti».

18 marzo – Nel dipartimento del Puy-de-Dôme portavo faticosamente i miei bagagli dopo una notte accalcata in treno, e dicevo per le scale del sottopassaggio: “Porto la mia croce con te, ma a te, qualcuno è venuto a portare aiuto”. E subito, dietro a me, un signore si è offerto di portarmi una valigia.

Ieri – Dal dentista. Lui mi ha detto:

«Io ho sofferto tanto per te… e tu, non puoi sopportare questo?…».

20 marzo – Nel dipartimento della Lozère.

«Sii amabile, buona, al di là delle tue abitudini. La sposa assomiglia allo Sposo». «Ascoltali parlare. A loro fa del bene parlare ed essere ascoltati».

Assisi. Durante un “Benedicite”, in cui ero stata molto distratta, Lui mi ha detto:

«Credi che sia una piccola cosa? Per me, è grande».

Pasqua – Roma, Chiesa della Minerva. Lo ringraziavo delle sue sofferenze. Lui:

«Non metterai mai nella tua riconoscenza tanto amore e gioia quanto amore e gioia ho messo io nel soffrire per salvarvi».

Taormina, Sicilia. Guardavo le donne che hanno un marito per risolvere le piccole difficoltà dei viaggi. Lui mi ha detto:

«Ma dal momento che ci sono io, qui!…».

30 marzo – Palermo. «Ascolta e ti parlerò. Vuoi essere la mia confidente?». Monreale di Palermo. «Io sono in te più che te stessa».

Nella corriera da Kairouan a Sousse. «Ti ricordi, quando eri piccola? Ti avevo detto: “Raccontami ciò che hai fatto oggi”. Ma non avevi creduto che fosse la mia voce».

8 aprile – Sousse. «Rendi il bene per il male. Non fartene sfuggire una sola occasione».

9 aprile – Tunisi. «Io sarò il tuo sorriso di oggi».

Tunisi, nella chiesa del Sacro Cuore:

«Perché gli uomini non vogliono credere al mio Amore? Sono forse stato malvagio? Mi sono forse vendicato quando ero sulla terra? Non sono forse stato tutto indulgenza, tutto perdono? Non sono diventato il “Dolore” per amor vostro? Perché gli uomini non vogliono credere al mio Amore?» «Non credere che un santo sia stato santo in ogni momento… Ma c’è la mia Grazia».

Orano. Nella mia cella nel sottoscala.

«Mira alla perfezione. Ma alla perfezione della “tua natura”». Mi fece capire che la perfezione di un’anima non è lo stesso lavoro che la perfezione di un’altra. «E mi farai piacere».

Nella cappella. «Spero che tu non abbia paura di me! I tuoi peccati? Me ne incarico io».

16 aprile – Algeri. Nella chiesa di Sant’Agostino, dove avevo potuto comunicarmi appena scesa dal treno:

«Abbrevia il tuo ringraziamento per spirito di carità». Infatti, all’uscita, trovai sulla piazza le suore che non avendomi vista alla stazione mi cercavano, preoccupate.

Algeri. «Fa’ attenzione a non parlare del male. C’è sempre un po’ di Bene, non fosse che in germe, in ogni anima. Abbi degli altri la stessa cura delicata che io ho di te ».

18 aprile – Sala di un teatro.

«Perché mi parli come se fossi molto lontano? Sono vicinissimo… nel tuo cuore».

23 aprile – Algeri. «Non stancarti di me. Io non mi stanco di te». «Quando non ti parlo, quello è per te il momento dell’azione. Parla agli altri come tu pensi che parlerei a te: ti aiuterò».

25 aprile – Porto Vendres. In un caffè non lontano dall’imbarcadero.

«Se, nel ristorarti, tu pensassi a dar sollievo alle mie labbra arse, quanta gioia mi daresti… Ma questo non è chiesto a tutti».

30 aprile – Nel treno di ritorno.

«Quando un oggetto ha bisogno di riparazioni, lo si affida alle mani dell’operaio. Metti dunque l’anima tua, silenziosa e immobile, sotto il mio sguardo. Io riparo».

In campagna. Mentre piantavo i gerani sulla terrazza e inghirlandavo gli archetti.

«Noi due insieme faremo belle cose! Ho voluto fare dell’uomo il mio collaboratore per rendere più stretta la nostra unione. L’amore tende all’unione».

In treno. «Lasciare gli amori per l’Amore».

Nel ripartire.«Prendi il mio Vangelo. Tienilo sempre con te. Mi farai piacere».

5 maggio – Nello scompartimento.

«Vedi la differenza che c’è tra il ricordo di una parola letta e la mia Parola?».

Cappella di Sant’Anna. «Perché non mi riconosci nel tuo prossimo?».

Al catechismo in campagna. «Sii più tenera con loro. I bambini hanno bisogno di tenerezza».

12 maggio – «Io cerco sofferenze che vogliano unirsi alle mie».

14 maggio – Passando dalla stazione di Vannes.

«Tu non sei che un tessuto di misericordie».

19 maggio – Parigi. Nella metropolitana.

«Io sono l’Ostia. Tu sei l’ostensorio. I raggi d’oro sono le mie Grazie, per mezzo tuo».

20 maggio – Montmartre. Mentre pensavo a raccogliermi, mi ha detto:

«Lo Sposo non cerca di avvicinarsi alla sposa mentre essa si distrae alla finestra… Lui attende che essa si diriga in fondo alla camera dei segreti».

A maggio – In campagna. Dopo la Comunione. Io: “Signore, supplisci alle mie insufficienze”. Lui:

«Sono qui per questo». Davanti ad alcune rose appassite: «Io non passo. Io non inganno».

28 maggio – Pensavo alla vicina Festa del Corpus Domini e Lui mi ha detto:

«Quando avrò tutte le preferenze, le preferenze di tutte le anime, sarà veramente la mia Festa del Corpus Domini». «Non temere di gioire di me. Vedi quel piccolo insetto che sale dritto nel cielo? Fa’ come lui. Impara a guardare, imparerai a vedere me, il Creatore». «Sai che cos’è la Bontà? La Bontà è mia Madre».

30 maggio – Festa del Corpus Domini. Dopo la Comunione.

«Io non ho lasciato nulla di me in cielo. Io mi dono totalmente a te: tu donati a me tutta intera».

31 maggio – Nel dipartimento della Seine-et-Oise.

«Quando sei in chiesa, sbarazzati di ogni pensiero, di ogni preoccupazione della giornata. Sbarazzatene come di un vestito. E sii tutta per me».

In uno scompartimento ferroviario. Ho avuto la tentazione di essere pungente con una passeggera pungente. Lui mi ha detto piano:

«Più si è cristiani, cioè miei, più si è amabili: sii amabile fra tutte le donne».

4 giugno – Festa del Sacro Cuore. In una stazione.

«Oggi, prendo per me ognuno dei tuoi sorrisi».

Allora, ho deciso di sorridere a tutto e a tutti.

8 giugno – In campagna. «Non fermarti ai piccoli particolari della vita. Pensa unicamente all’amore: quello che ricevi da me. Quello che tu mi dai». «Pensa in modo caritatevole. I pensieri generano le parole».

Giugno – In campagna.

«Io non ti chiedo la perfezione – sarebbe difficile per te – ma lo spirito di perfezione. Abbi sempre la volontà di far bene. E questo, con grande amore».

Davanti alle rose che si arrampicano fino alla cima del grande ciliegio, Lui mi ha detto:

«Tuo padre ti aveva regalato una piccola rosa, e ne eri stata tanto commossa. Io ho fatto sbocciare per te tutte le tue incantevoli aiuole… Per questo, amami di più».

11 giugno – Mentre soffrivo, ho inteso:

«Ora, sei tu che offri».

Per strada.

«Io non vi chiedo di essere degli angeli. Vi chiedo di essere dei santi secondo la vostra natura».

12 giugno – «Dividi la tua giornata in tre fasi: al tuo risveglio, donati al Padre Creatore che ti offre suo Figlio in nutrimento; dopo la messa: donati al Figlio che è in te; cerca di addormentarti nello Spirito Santo che è l’Amore».

Per strada. «Tu, così colmata, sii la più piccola». «La musica innalza l’uomo al di sopra del mondo. Perché meravigliarti che la mia contemplazione possa dare l’Estasi?». «Considera tutte le cose in relazione all’Eternità».

Io: “Come puoi dare tanto amore a me, così misera!”. Lui:

«A causa della mia Misericordia».

Mentre recitavo il Pater e l’Ave, dopo la preghiera: “O buono e dolcissimo Gesù”, Lui:

«Può il tuo cuore rimanere chiuso davanti alle mie piaghe aperte?».

Per la strada. «Ascoltami. Non solo con le parole si può fare del bene: anche uno sguardo penetra in un’anima e la tocca». «Per farti piccola, non diminuire i tuoi doni; pensa soltanto che tutti provengono da me».

17 giugno – «Tutto nella natura non è che immagine ed emblema. Non hai sentito che colui che ama è immagine del mio Amore?». «Per capire, bisogna ascoltare. Ascolta». «Riguardo al mio Amore, non esagererai mai». «Ricevi sorridendo le piccole prove di ogni giorno; tu fasci le mie ferite». «È perché sei più piccola e più misera che ti ho scelto». «Come ho ben guadagnato il Pane dei miei figli (durante la Comunione)! Puoi mangiarlo questo Pane, mi è costato caro. Ma sono così felice di offrirtelo…».

Nella casa vuota. «Però siamo insieme».

«Chi ti ha amato come ti ho amato io? Lo credi, almeno?». «Soffri nella tua carne in unione con me, come se io fossi stato irriso e flagellato stamani».

24 giugno – «Sii contenta quando puoi offrire una piccola sofferenza a me, il Sofferente».

26 giugno – «Credi forse che non abbia bisogno di tenerezza, perché sono Dio?». «Credi che io rimanga in silenzio con coloro che cercano di parlare con me? Parla con me!…». «Ti mando queste piccole grazie perché tu ti avvicini a me. È come se io tirassi la corda del campanello di casa tua». Un neonato cinguettava nella sua carrozzina mentre i genitori erano allo sportello della Posta. Lui mi ha detto:«Il tuo amore non è che il balbettìo di un piccolino».

27 giugno – «Che la tua vita sia un continuo raccoglimento, un’incessante conversazione con il tuo Signore». Io: “Dammi i mezzi per farmi santa!”. Lui: «Tu li hai». «Ti ho pregata di svegliarti tra le braccia del Padre». «Ognuna delle tue mattine è una nuova creazione».

28 giugno – «Rispetta la devozione degli altri. Ognuno ha il suo modo di venire a me». «Ti ho pregata di addormentarti nello Spirito Santo perché il vostro ultimo sospiro dev’essere nell’amore».

29 giugno – Mentre mettevo in ordine, gli dicevo: “Signore, voi non mi parlate!”. Lui mi ha risposto dolcemente: «Quando sei occupata, ho come paura di disturbarti». «Ci sono molti modi di parlarmi: tu, serviti del tuo cuore».

30 giugno – «Tu mi senti di più o di meno. Ma io non cambio». Durante la messa. «Offrimi spesso, ogni giorno, la tua morte, come io ogni giorno offro la mia a mio Padre». «Io, ti do forse delle margherite appassite? o delle rose sciupate? Tu, fa’ che le tue azioni siano fresche d’entusiasmo, d’amore; e offrimele». «Vedi? Quest’impiegato ti ha detto che una volta tu gli regalasti un bel lapis; non te lo ricordavi. Quante piccole cose tu mi hai offerto, di cui non ti ricordi! Ti dico questo per incoraggiarti». Io: “Saprò morire? Insegnami a morire!”. Lui mi ha risposto come sorridendo: «Fa’ spesso le prove generali».

In tram. Gli dicevo: “Per favore, infiamma d’amore tutti coloro che sono su questo tram”. Mi ha risposto tristemente: «Non vogliono».

«Che pregare non sia una fatica. Perché ti affanni tanto? Che tutto sia fatto con semplicità, facilità, come una conversazione in famiglia».

1° luglio – Durante la Comunione. «Se tu potessi vedere il mio splendore in questo momento». «Dammi delle sofferenze. Non si può darmele in cielo. Dammene! «Metti il tuo cuore sul mio Cuore. Aspira, bevi la mia sofferenza. Purificatevi».

3 luglio – In treno. «Prendi tutto da me, e mangia».

4 luglio – «Ora che mi hai offerto le tue sofferenze, considera le mie».

5 luglio – «La tua vita è così scandita, è facile fare il tuo esame di coscienza su ciò che hai diffuso in ogni luogo: il Bene? l’Amore per me?». «A chiunque volesse ascoltarmi, parlerei. A chiunque mi desiderasse, verrei».

10 luglio – A San Pietro. Mentre salivo alla cappella del terzo piano pensavo: “Lo troverò nella sua camera”. Lui mi ha detto rapidamente: «La mia camera è la tua camera. Ciò che è mio è tuo». E mi ha fatto sentire il mio nulla. È l’eccesso della sua misericordia umana e divina che lo porta a queste squisite delicatezze. Gli ho detto: “Come puoi amare una creatura così vile!”. Mi ha risposto: «Non posso fare altrimenti». «Non mirare a dire tante parole nelle preghiere: amami semplicemente. Uno sguardo interiore. Un sorriso di tenera amica»

12 luglio – «La tua conversazione con me? Piccole parole brevi, capisci? Senza sforzi. Meno sforzo c’è, più c’è amore. »

18 luglio – «Donati a me come io mi do a te. Se tu ti fermi, se ti aggrappi a te stessa, la nostra unione non è completa. Donati a me come io mi dono a te». «La tua allegria? Il tuo fascino? I tuoi successi? Attribuisci tutto a me. Sono io che te li ho dati».

10 luglio – Ero stata in terrazza ad occuparmi dei fiori prima di dire le orazioni. Dato che mi dilungavo, mi ha detto: «Quando toccherà a me?».

22 luglio – Uscendo dalla stazione.

«Abituati a rivolgerti al prossimo con un atteggiamento d’inferiorità.»

Alla fermata di un treno.span class=”testo”> «Quando la tua vita si arresterà, che sia per un grido d’amore!». «Vedi questa bambina? Guarda suo padre sorridendogli. Non gli parla. Ma quant’è felice suo padre di questo sorriso!». Stazione di Paray-le-Monial. Mentre pensavo che non era questo il più bel paesaggio francese per ricevere il Sacro Cuore, Lui mi ha detto: «Non era il paese ad attirarmi, ma l’anima così umile di Margherita-Maria». «Quando parli o anche quando pensi in modo altezzoso, ciò proviene dalla tua bassezza. Quando ti fai la serva degli altri, questo ti innalza».

26 luglio – Nel Midi. «Guarda la foglia dell’albero, così verde e larga: se non si reggesse con il suo stelo al ramo, che sarebbe?».

28 luglio – «Non appena hai tagliato tutte le rose appassite, il roseto dà nuove rose: è un incessante movimento in avanti, fiori o frutti. Imita il tuo Creatore». «Più ti darai agli altri, più mi darò a te».

30 luglio – Distratta dopo la Comunione.

«Quando si ha nel proprio salotto qualcuno di molto amato, non ci si mette alla finestra per guardare i passanti».

Nelle paludi salmastre. «Vedi, c’è del sale sulle tue labbra, eppure hai semplicemente attraversato le paludi saline: quando mi ricevi al mattino, rimane qualcosa di me in te, tutta la giornata».

4 agosto – Aspettando la corriera sotto gli alberi.

«Vedi come l’anno scorre impercettibilmente con il susseguirsi delle stagioni. Lo stesso avviene per l’incremento spirituale: abbi la pazienza della tua lentezza».

9 agosto – Le Havre. Lui mi ha fatto notare che, nel Credo, passus – ha sofferto – è vicino a è nato, perché ha sofferto tutta la sua vita.

10 agosto – Lione. «Per esser santa, bisogna innanzitutto voler esser santa. Voi nascete solo per la santità».

12 agosto – Nel dipartimento dell’Ardèche. Io: “Come puoi scendere in questo poco vino del calice?”. «Con tanta gioia!».

16 agosto – La Salette. «Sii ben consapevole del tuo nulla. Porta le tue qualità e i tuoi doni come gioielli regalati dal tuo Re-Sposo».

20 agosto – In treno. «Di ciò che metto nella tua mano, fanne dono agli altri».

21 agosto – «Quando trovi il tempo di fermarti davanti a me, tu ti apri e io posso parlarti. Prendi questo tempo».

25 agosto – Sulla terrazza. «Tu dubiti che sia io? Fa’ come se fosse vero». «Calunniata? Bisogna che tu sia come il tuo Sposo».

26 agosto – Dopo la Comunione. Dubitavo della sua Voce.

«È perché sono Dio che non avrei il diritto di parlare alle mie creature?».

30 agosto – Davo ospitalità a dei domestici.

«Come ti sentirai umiliata di servirli… Ma è me che tu servi».

31 agosto – «Più luce donerai, più ne conserverai…».

1° settembre – «Senti quei piccoli cardellini sugli alberi? Parlano a bassa voce, senza interrompersi. Voci di uccelli. Parla con me a bassa voce, senza interruzione. Voci di anime». «Prendi il sangue che scorre dalle spine e lavaci il mondo. Ascolta, sentirai». «Cosa ti resta da fare sulla terra, se non amare il tuo prossimo per me?». «Vai al di là di te stessa. Sii la più umile, la più semplice».

2 settembre – «L’amore di ieri ti dà più amore per oggi, e l’amore di oggi ne prepara di più per domani».

3 settembre – E tutti i miei difetti? Lui:

«Vieni lo stesso. Vieni sempre. Credi in Me. Credi nella forza del mio cuore».

1° venerdì di settembre – «Non parlare senza sorridere».

4 settembre – «Mettiti davanti a me come una terra assetata di rugiada. Ma la rugiada non c’è tutti i giorni».

«Attendi il mio beneplacito. È molto difficile ciò che ti chiedo? Unire le tue azioni alle mie?». «Semina conversioni in te».

1938

1938 – «Dimmi “buon giorno” ad ogni risveglio, come se tu entrassi in cielo».

Mentre stavo per addormentarmi. «Di’ il Pater. Lo hai già detto, ma ci sono tanti modi di dirlo!». Dopo la Comunione. «Lascia le tue piccole preoccupazioni. Entra nelle mie: la perdita delle anime». Siccome ero poco contenta di me e imbarazzata davanti a Lui. «Non sono forse più grande delle tue mancanze? Non sono più grande del tuo povero essere? Dammi tutto. Io riparo quando mi si chiede di riparare».

23 giugno – Quasi con un accento di smarrimento: «Non bisogna lasciarmi solo!…». Lo ringraziavo di tutte le sue ostie sin dalla prima. «Tu le hai sempre: un’ostia ricevuta è eternamente data. È questo il tesoro degli eletti». «Io sono eternamente morente per la sete della vostra salvezza. Dissetami». Durante la processione del Santissimo Sacramento, gli chiedevo tante cose. «Mi permetti di scegliere io stesso la vita che ti ci vuole? Non vedi che te l’ho già fatta su misura?». Contro le distrazioni dopo la Comunione. «Perché io parli in casa tua, bisogna che tu ci sia…».

20 giugno – «Non essere amabile per amore dell’amabilità. Sii amabile per farmi piacere».

27 settembre – «Se tu sostituissi i tuoi pensieri preoccupati con pensieri di tenerezza verso di me, non credi che sarebbe più utile e che saresti più felice?». «Con gli altri, puoi parlare pensando ad altro; con me, non lo devi fare!». «Ma non avresti nessun merito ad amarmi, se tu mi vedessi…». Dopo aver letto nelle rivelazioni di C. Emmerich che Lui era caduto sette volte sulla via del Calvario, gli dicevo: “Perché non ci hai detto tutto nel tuo Vangelo?”. «Non sarei stato amato di più…». «I miei intimi sulla terra saranno i miei più intimi in cielo». Nel dipartimento della Lozère. Al Grand Hotel pensavo alle donne che rigovernavano. «Non hai capito che qualsiasi azione può essere fatta per me? Io non vedo differenze nelle cose come le vedete voi. Io vedo differenze solo nell’amore». Lione. «Ogni minuto, tu puoi salvare migliaia di anime! Pensa. Chiedi. Ama». «Ti raccomando il tuo momento presente, il tuo dovere di stato». Marsiglia. «Cancellati da te stessa nel tuo pensiero».

23 novembre – Calvi, Corsica.

«Io sarò per te ciò che desidererai che io sia».

Bastia. «Quando preghi, guardami in questa o quella sofferenza, in questo o quel luogo: darà più forza alla tua preghiera».

5 dicembre – Al ritorno. «Nessun delitto supera l’amore. L’amore è più grande delle vostre colpe».

Ajaccio. Sulla montagna di Solaria. «Se tu avessi dato un segno particolare a un’amica, ti piacerebbe vederglielo tenere spesso? Io vi ho dato il segno della Croce: fallo spesso, come un segno d’amore e d’unione». «Fino a quando manterrai queste distanze con me?». «L’amore è totale assenza di separazione».

12 dicembre – Sartène. Dei fanciulli dicevano svogliatamente il Rosario.

«Come me lo sfigurano, il mio Pater!».

Bastia. A messa; durante il Pater: “Signore, quando parlavi sulla croce soffrendo tanto, come mai quei minuti non hanno salvato tutti i peccatori della terra?”.

«Io ho aperto il cielo a tutti, ma ognuno è libero. Siete voi, fratelli miei, che dovete completare la salvezza degli uomini chiedendomela e soffrendo per loro».

1939

1939 – «Perché mi lasci? Io non ti lascio». «Quando il sacerdote chiude la porticina del tabernacolo, chiedimi di essere rinchiusa nel mio Cuore. Approfitta di tutto per parlare con me, come se sulla terra ci fossimo solo io e te». «Un atto di bontà è un passo verso la rassomiglianza». In una stazione, di notte, io guardavo le case buie. «Tutti dormono. Lascia che mi rifugi nel tuo cuore».

28 marzo – «Tu che hai viaggiato, hai visto che la terra non è molto grande. Chiedimi la conversione di questi popoli. E quand’anche la terra fosse più vasta, la mia Misericordia ha forse dei limiti?».

Aprile – Sfax. Pensavo: “Forse, non tornerò mai più qui”.

«Che importanza ha? Sono io che ti guido».

20 aprile – «Guarda spesso al cielo. Ti aiuterà a desiderarlo». Lione. «Sei capace di salire questa strada senza guardare i passanti, per farmi piacere?». Dopo la Comunione. «Vedi come ti lasci distrarre quando lasci il momento presente? Ti raccomando nuovamente il momento presente. Immagina una vita in cui i “momenti presenti” fossero tutti vissuti per la gloria di Dio!».

In campagna. «Onora, saluta gli angeli della tua terrazza. Essi sono qui perché tu li hai invitati». (E mi sono ricordata che prima di partire avevo detto agli angeli: “Venite a sedervi su queste panchine e lodate Dio per tanti meravigliosi orizzonti”). «Onora gli angeli della tua casa. Ah! se credeste, vivreste più con gli Invisibili che con i visibili». Durante la benedizione di un sacerdote. «È lui che fa il segno. Sono io che ti benedico».

18 maggio – Pensavo ai Quaranta Martiri distesi sul ghiaccio. Lui, come sorridendo:

«Ti stupisce che mi si ami?».

26 maggio – Ore 5,30. «Sin dal tuo risveglio, chiedimi delle anime. Richiedimi dei peccatori. Mi farai tanto piacere… non puoi immaginartelo. Io sono morto per loro. Sono morto senza essere stato malato, anzi pieno di vita. Sono morto a forza d’essere picchiato. Se non mi aiuti oggi, non potrò salvare questa o quell’anima, e tu sai se le amo! Salvale come se tu salvassi me…». «Tutto ciò che dico ad un’anima, è per tutte le anime. Tutte, sono le mie preferite… Tutte. Una sola. Ah, se si sapesse del mio amore per ognuna di loro… Credi a quest’amore. Sfruttalo!». «Confidenza verso i santi e gli angeli. Quando si è piccoli, si sta nelle braccia di tutti. Ci si lascia coccolare ed è tutto naturale».

1° giugno – Nel dipartimento dell’Ain. «Scrivi: “Vorrei che non si avesse più paura di me, che si guardasse il mio cuore pieno d’amore, che si parlasse con me come con un Fratello diletto”. Per alcuni, sono uno sconosciuto. Per altri, un estraneo, un maestro severo, un esattore. Pochi vengono da me come si va in una famiglia amata. E il mio amore è lì che aspetta. Tu, di’ loro di venire, di entrare, di affidarsi all’Amore così come sono. Così come sono. Io li ristorerò, li cambierò. Avranno una gioia che non conoscono. Io solo posso darla. Ma che vengano! Di’ loro che vengano…» (con una voce piena di un grande desiderio).

3 giugno – Nell’Ain. «Quando chiedi, sii sicura che sono abbastanza buono da esaudirti; altrimenti, mi impedisci di dare…». Io: “Oggi è il Corpus Domini, che cosa dobbiamo darti?”. «La fedeltà nelle piccole cose». «Sii crocifissa con me. Essere crocifissi è venire lacerati contro la propria natura, contro i propri desideri, contro l’amore di sé. Nella povertà, nell’oscurità, nell’obbedienza al Padre. Ricordati che la crocifissione è il preludio della Risurrezione, cioè di tutte le gioie».

16 giugno – Pensavo a coloro che mi avevano amata con tanta bontà. «Ma questi ti lasciavano talvolta. Io, non ti lascio. Tu sei sempre nei miei pensieri». «Sai tu che cosa è l’amore di un Uomo-Dio che chiama? che chiede il vostro amore? e che sente in risposta solo il riso che insulta?».

22 giugno – In campagna. «Sii molto semplice con me. Cosa si fa la mattina e la sera in famiglia? Ci si dà il bacio dell’affetto, cosa naturale. E talvolta, durante la giornata, per una parola o per un regalo, ci si guarda… Ci si guarda con amore. Si hanno slanci di tenerezza. Quant’è dolce e confortante… Ah! se mi si permettesse di far parte della famiglia!…».

26 giugno – «È nell’essenza stessa del tuo essere che voglio abitare. Io ti farò vivere. La vita, sono io… Non avere altra volontà che la mia e quella di mio Padre. Tu ne sarai ricompensata nell’ultimo giorno».

Durante la messa, al Pater. «Io ho composto le parole del Pater perché accettiate di dirle».

10 luglio – «Qual è la tua divinità? Sei tu, o sono io? Allora, perché non pensi più a me che a te?».

17 luglio – «È dunque così difficile parlare con me? Tutto ciò che ti interessa, tutto quel che è la tua vita, dimmelo. Io ti ascolterò con tanta gioia e tanta attenzione… Se tu sapessi… Di’ agli altri di essere con me come con l’amico intimo che conosce i loro segreti».

18 luglio – «Ringrazia Dio di questo giorno che inizia; puoi guadagnare tanti meriti, tanta gloria… in un giorno… Io ti permetto di servirmi, di amarmi. Servire Dio! Se tu pensassi a questo onore, a questa felicità… Ah! se ad un dannato fosse concesso un giorno solo… Immagina l’uso che ne farebbe! Parla con me, figliolina mia».

19 luglio. – Dopo la Comunione.

«Io mi sono donato agli uomini che hanno fatto di me ciò che hanno voluto. L’ho fatto per amore. Ora, io mi dono nell’Eucaristia. Di nuovo, gli uomini fanno di me ciò che vogliono… Io faccio questo per amore. Sino alla fine. La fine dei tempi».

26 luglio – In giardino.

«Non è per ciò che mi dici che amo ascoltarti, è semplicemente per il fatto che tu mi parli. Così il mio desiderio di intimità è soddisfatto, e ti guardo con l’amore di un Salvatore. La tua riconoscenza, i tuoi omaggi, naturalmente, li amo! Ma è soprattutto il cuore-a-cuore che cerco in voi, le confidenze del prediletto». «Sorveglia bene i pensieri del tuo cuore. Ciò che abbiamo nel cuore è presto detto con le labbra».

31 luglio – Dopo la Comunione. «Vivi unicamente per me. Quando parli, si veda bene che in te ci sono solo io. Non temere di nominarmi nelle conversazioni. Tutti, senza saperlo, hanno bisogno di me. E il nome di Dio può svegliare il Bene nelle anime. Tu ne prenderai l’abitudine. Io ti aiuterò. Si verrà da te per sentire parlare di me. Perché dovresti temere, dato che io farò la maggior parte del tuo lavoro? Aiutarvi è la mia felicità. Chiamatemi in vostro soccorso, mie amate anime. Voi avete la libertà di volermi o di non volermi; e io resto qui, aspettando la vostra decisione con il cuore che batte. Il mio cuore desideroso della vostra scelta… Ama seminare il mio nome nelle parole che pronunci. Come una tenera riparazione per il dolore che mi procurano coloro che vogliono cancellarmi da tutto, persino dall’anima dei fanciulli. Semina il mio nome, io lo farò crescere».

8 agosto – Dopo la Comunione, pensando che avevo un pranzo a casa mia.

«Tu non hai bisogno di lasciarmi per ricevere i tuoi invitati. Anch’io so ricevere e accogliere.Quand’ero sulla terra, accoglievo molti sconosciuti. Con affettuoso interesse. Quegli estranei se ne andavano così felici… Fammi l’onore di tenermi presso di te, in te, quando ricevi. Che non ci sia nella tua vita alcun momento in cui io sono di troppo: capisci, amica mia?».

Salivo le vecchie scale e ad ogni gradino, Lui:

«Dimmi che, di tutta la tua vita, questo è il momento della tua più grande fede, la tua più grande speranza, il tuo più grande amore. Crescere di momento in momento e dirmelo».

Davanti all’immagine del Santo Volto.

«Amica mia, mi ami? Mi ami più degli altri?».

9 agosto – «Avvicinati a me ancora di più, avvicinati strettamente al tuo dovere: piccoli istanti che non sembrano nulla ma sono miei, se me li dai. Raccoglierò questi piccoli istanti tutti donati a me per farne un’Eternità per te».

13 agosto – Annonay.

«Voglio essere il tuo Unico, la tua unica preoccupazione, il tuo unico pensiero. Nulla. Nessuno. Me».

16 agosto – «Credilo: le azioni più ordinarie, fatte con l’intenzione di salvare le anime, salvano le anime. Credilo per davvero. Bisogna crederlo, perché onora la mia potenza e la mia bontà».

Lione. In un bar affollato di gente.

«Dimmi qui un Pater Noster. Sarà il solo che mi sarà detto qui, per chissà quanto tempo!».

In una chiesa vicino alla stazione. «Raccontami ciò che ti ha interessato o che ti ha fatto soffrire. Si crede che mi si debba parlare in un linguaggio speciale, ecco perché ci si astiene. Ma se si sapesse quanto mi piacerebbe che si venisse a me semplicemente e con un po’ di affetto!… O voi che siete i miei amici più delicati, venite a placare la mia fame di voi».

13 settembre – Dopo alcune visite che mi avevano trattenuta per tutta una giornata.

«Non ritornare nel mondo. Se tu ridiventassi mondana, non avrei più il tuo pensiero».

14 settembre – Poiché mi sentivo intimidita a passare la mattina con il Padre, Lui:

«Tutto ciò che ha compiuto il Figlio è stato voluto dal Padre. Chi è amico del Figlio è amico del Padre. Chi ama il Figlio, ama anche il Padre».

15 settembre – Mentre pregavo.

«Se aveste la fede! Ciò che ottenete in anni di preghiera l’otterreste con una sola richiesta.Credete dunque che vi ascolto, che vi esaudisco sempre, in un modo che non sapete ma che è una risposta alla vostra preghiera». «Non avere che bontà nei tuoi pensieri: i tuoi atti saranno migliori».

10 ottobre – «Non trascinare sempre con te il tuo passato, se ti appesantisce e ti trattiene dall’avvicinarti a me. Ma gettati spontaneamente, come sei, tra le mie braccia, per gustarvi la gioia: posso darti altra cosa?». «Tu non ti meravigli di dover togliere ogni giorno la polvere dai tuoi mobili; non meravigliarti dunque di dover togliere ogni giorno la polvere dalla tua anima. Perciò, aiutati con le indulgenze. Bisogna servirsene».

18 ottobre – Leggevo in Josefa Menendez: “Se le anime vivessero costantemente unite a me, mi conoscerebbero meglio”. Io: “Signore, cosa significa unirsi a te?”.

«È pensare a me. È conversare con me come con il più caro e dolce amico. È ricercare i miei interessi. È soffrire per la mia causa. È preoccuparsi del mio regno. È ricordarsi delle mie sofferenze. È lasciar sfociare il proprio amore nel mio amore ad ogni momento della vita… È tutto ciò che ne deriva». «Amami come puoi: io porto a compimento».

19 ottobre – «Fa’ attenzione al santo del giorno. C’è festa per lui in cielo. Ha grazie da donare in quel giorno, se gli si chiedono. Unisciti alle feste del cielo… mentre aspetti».

28 ottobre – Dopo la Comunione. «Se a ogni ringraziamento tu domandassi a mia Madre di aiutarti, vi troveresti una grande gioia!».

Davanti a uno stupendo levar del sole sull’acqua, cantavo: “Quant’è ammirabile il nome del Signore!”.

«Non è vero che i miei spettacoli sono i più belli della terra? Io li faccio per voi. Ah! se solo sapeste guardarli… Ringraziarmene… Trovarvi il mio Amore. Tu, ripagami».

3 novembre – Davanti al fuoco. «Lo vedi, niente brucia senza contatto. Avvicinati a Me. Unisciti a Me. Unirsi significa diventare uno».

6 novembre – In città. Passavo davanti a una chiesa.

«Perché non entri a trovarmi? E se avessi qualcosa da dirti? Tu non passeresti davanti alla casa del tuo più intimo amico, senza entrarvi correndo di gioia… Ti ingegneresti perfino a includere la sua casa nel tuo itinerario. Tuttavia, questo amico intimo non ti attenderebbe con tanto desiderio quanto il tuo Salvatore. Entra. Non perderai tempo. Vedi come ti amo!». «Hai scelto? È proprio me che vuoi? Vivi per te o per me? Il Padre ed io aspettiamo le vostre risposte». 1

6 novembre – «Temere? Certo: bisogna temere i miei giudizi, temere la mia legge, temere la grandezza della mia Divinità. Ma non si deve aver paura di me nella vostra vita. Io sono tutto bontà, tutto amore, tutto misericordia. Avvicinati al tuo Roveto ardente, che brucia senza consumarsi».

19 novembre – Ore 5,30. Via Crucis. Dicevo al Signore: “Io grido talmente forte il mio amore che tu non udirai i colpi di martello”.

«Quanto bisogno ho di essere consolato! Condannato a morte… a questa morte… lo sai che cos’è?».

“Vorrei essere condannata io, Signore, per fartene l’offerta”.

«Allora, offrimi già da ora il tuo consenso a morire, per obbedire alla legge divina, per la glorificazione di Dio, per la riduzione del male sulla terra, per l’esaltazione della Croce. Ricordati: quando la mia Croce è scesa nella sua buca, il rumore dell’urto fu udito nel Limbo dove tante anime che aspettavano la venuta del Salvatore tremarono di gioia; quando l’amore della Croce entra in un’anima e vi si sprofonda, quest’anima vive in una gioia che il mondo non conoscerà: il mondo che ha soltanto piaceri, mentre la gioia appartiene a me e ai miei, amica mia».

3 dicembre – «Vedi questa grossa porta di ferro e di legno spesso? Com’è pesante!È una porta fatta dalla paura e dalla diffidenza… Come potrei entrare da una porta come questa?O voi, miei intimi! Abbiate grande fiducia nella mia ricchezza d’amore. Allora, io mi precipiterò in voi con quanto desiderate, poiché sarete irresistibili».

Mentre cucivo delle pianete. «Laggiù al fronte, o laggiù in Africa, io sarò contento di avere ornamenti confezionati dalla mia figliolina. Sai quanto un padre è fiero e felice di ciò che gli offre il suo piccolino? Forse, non è fatto molto bene… potrebbe essere più bello… ma il bambino ha lavorato con tutto il cuore, allo scopo di far piacere al suo caro padre, e allora… Non è meglio questo che un lavoro perfetto ma fatto senza amore? Ah! la tua tenerezza, come la cerco in te! Nelle tue opere!…».

22 dicembre – «Prega molto per gli altri. Amplia le tue richieste: i governi, le missioni, i popoli… il mio Regno ovunque… Io me ne faccio carico».

24 dicembre – Al chiaro di luna, nell’Avenue. Gioiosa del Santo Natale in arrivo. Mi ha detto:

«Oh sì, rallegrati! Sai che cos’era la terra prima della mia venuta? C’era Dio e c’erano gli uomini.Ora Dio è diventato uno degli uomini, uno di voi… Che amore!Quale unione possibile tra voi e Lui… Riesci a percepire la differenza? Ringraziami con tutte le tue forze e sii mia più che mai».

26 dicembre – Dopo una riunione di giovani. «Prendi la tua anima nelle tue mani e guarda la tua giornata. Pesa l’amore che mi hai dato nel corso delle ore. Ricordati: Sarete giudicati sull’amore».

Dopo la Comunione. «Cerca di evitare le più piccole colpe. Questo è il tuo lavoro, perché sei chiamata alla santità, e la santità è l’assenza di ogni macchia volontaria. Lavoro d’amore, d’amore, capisci?».

Via Crucis, 1a stazione. «Mi condanneresti a una morte certa, se nel tuo spirito il disordine dei pensieri terreni oscurasse il pensiero di me».

1940

17 gennaio 1940 – «Tu non mi senti sempre allo stesso modo; ma che l’oscurità non t’impedisca di camminare! Umiliati e cammina fedelmente. Cammina. Non mi vedi. Non mi senti, ma io sono qui, tutto amore, tendendoti le braccia. Nulla sulla terra mi distrae da voi… Le idee, i pensieri umani sono brevi, e mi si giudica così… Io sono l’Essere stabile, immutabile. Io sono la Presenza. Io sono lo Sguardo. Io sono Colui che contiene tutto. Io sono sia l’Istante che l’Eternità. Io sono la Ricchezza d’amore. Io sono Colui che chiama, affinché veniate senza timore a gettarvi sul mio cuore. Io, chiamo. Tu, almeno, sii la risposta».

2 febbraio – Di mattina.

«Render l’anima, è una parola giusta. Io ve l’avevo data. Vi avevo messo tanto Amore… Bisogna rendermela con tutto l’affetto, tutta la tenerezza di cui siete capaci, per onorare il mio amore, il Primo.Quando verrò a coglierla, questa cara anima, che essa mi si doni come un flacone di profumo che si spezza».

4 febbraio – Col pensiero cercavo di consolarlo mentre era tutto sfigurato dai colpi. E mi chiedevo: “Lo amerò altrettanto, glorificato?”. Lui mi ha risposto:

«Non hai lo stesso cuore, quando indossi il tuo abito delle feste?».

18 febbraio – Via Crucis, 2a stazione.

«Ricevi la tua Croce di ogni giorno come io ho ricevuto la mia, con grande amore. Non dico: “Non sentirne la sofferenza”. Dico: “Arriva, poco a poco, ad amare la sofferenza”. È la sofferenza che avvicina a me e nessuno potrà uguagliarmi nelle mie innumerevoli sofferenze».

Durante l’Elevazione. «Io sono Colui che espia. Metti sull’altare tutte le tue colpe, fin dalle prime; e all’orecchio del Padre, con tenerezza, di’ la tua contrizione».

«Pare che ci siano due dèi: quello del Cielo e quello della terra, il denaro. Tu, non servirti di quest’ultimo che per servire il tuo Salvatore e il prossimo per Lui». «In ogni azione, metti la tua piccola parte di buona volontà e attendi da me tutto il resto». «Ogni cristiano in grazia è un altro Cristo. Si dice talvolta che in certi uomini vi sono più uomini. Il Cristo è stato tutti gli uomini. Egli ha portato tutti i loro peccati.Unisciti a Lui quando è stato te, quando si è caricato delle tue colpe. Non si può comprendere, quaggiù, la penetrazione di Cristo in ognuno di voi. Era un Dio in un uomo! Il suo potere di salvezza era infinito, poiché la sua Divinità non ha mai lasciato la sua umanità. Trattatemi come il più intimo, che non solo perdona le colpe che gli si confidano, ma che prende su di sé queste colpe per ottenerne il perdono dal Padre».

22 agosto – In campagna. Mentre guardavo il sorgere del sole:

«La mia luce si leverà su di te nell’ultimo giorno. Quale sarà la tua estasi… Conoscerai i favori della salvezza. Sarai avvolta e come sommersa dalla mia Misericordia. Canta sin d’ora la tua riconoscenza con la tua fede».

25 agosto – Mentre ricevevo dei nipoti.

«Ricevili come se tu ricevessi me stesso. Immagina le premure che la tua tenerezza avrebbe per me. Ebbene, dona loro le stesse premure».

10 settembre – «Quando passa un giorno senza che tu abbia pensato a me, sia grande il tuo dolore! Per paura che il mio dolore sia ancora più grande…».

1° marzo – «Non pensi mai che questa o quella grazia ti è stata concessa per una preghiera detta per te? Per l’una o l’altra benedizione di un sacerdote? Per i meriti dei tuoi genitori? Per la misericordia divina? O la bontà di mia Madre? Nulla ti porti a credere che la causa sei tu o le tue virtù…».

5 marzo – Dopo la Comunione.

«Quando vedi che la tua volontà viene da te stessa, allora metti la tua mano nella mia, guardami, affinché la tua volontà sia modificata da me, per il mio servizio».

11 marzo – Dopo la Comunione. «Da questo vedrò che mi sei fedele: nelle ore di lavoro, impegnati bene nel tuo lavoro; nelle ore degli affari, impegnati bene nei tuoi affari; ma nelle ore di preghiera, nelle ore d’amore, che nulla venga a distoglierti da me e dai miei interessi. Sii così la mia Fedele, fin da ora».

Dopo una mia critica.

«Figliolina mia, bisogna temere di essere meno santi di colui che denigriamo».

Nell’Avenue. «Non dire le tue preghiere come una corvée obbligatoria, ma come una storia affascinante e nuova raccontata all’orecchio del tuo Diletto. E come la dirai ancora meglio con un sorriso interiore! E come sarà ascoltata meglio!…».

Pasqua – Nella cattedrale.

«Così come sono entrato solennemente nel Limbo dopo le mie ultime sofferenze (ricordati questo: sulla terra, si arriva sempre a una sofferenza che sarà l’ultima, lo dico per incoraggiarti), così come ho rallegrato e liberato quelle anime, allo stesso modo, solennemente, io verrò a liberarvi dalla terra e a rallegrarvi, anime mie così care! Che questo pensiero vi dia una fiducia gioiosa. È breve, la terra… E allora vedrai il mio volto».

“Signore, vorrei parlare con te con tanta grazia quanto la prima donna, quando visitavi Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre”.

«Ma tu, hai molti più motivi d’amore dei tuoi progenitori! Allora, ero il Creatore, il Benefattore, l’Illuminatore. Ora sono il tuo Salvatore, il tuo Riparatore, la tua dolce Vittima, l’Amore rivelato. Ti faccio più che delle visite: abito in te. Non ti lascio mai, a meno che tu non mi scacci via… Trova dunque in te delle parole che ti facciano struggere d’amore».

24 giugno – «Non credere che sia difficile fare penitenza. Voi espiate quando volete, unendovi alle mie sofferenze. E la vostra espiazione piace a Dio perché siete liberi, mentre l’espiazione in Purgatorio è indipendente dalla vostra volontà».

«Vedi, ci sarebbe un modo per non pensare più alle tue piccole preoccupazioni: pensare alle mie».

8 agosto – Ora santa. «Non scoraggiarti. Ci sono modi di avanzare, anche tramite le cadute: grida verso di me, non temere di gridare se cadi. Ma che questo tuo grido vada dritto verso il tuo unico Amico. Credi nella mia forza. Non ho afferrato Pietro che sprofondava nelle onde? Non mi credi più pronto ad aiutarti che a perderti? Ah! mia povera figliolina, quanto poco mi si conosce… Mi si vuole ignorare. Si auspica che io non esista, io, l’Essere!… Accresci lo scarso numero di anime che si donano totalmente al mio amore. Serratevi attorno a me come se difendeste un vostro povero tesoro. Dico “povero”… Vorrei essere il grande “ricco” di anime! Ma il rapitore porta via molte pecorelle… Eppure, io le chiamo ognuna per nome. Aiutami! Unisciti alle mie pecorelle fedeli con ogni tua Via Crucis, con i tuoi buoni esempi, le tue amabili parole. Prolungami sulla terra. Io ci sono ancora, grazie a voi. Lasciami vivere intensamente, grazie a te. Prestami la tua intelligenza e il tuo corpo; e tu, nel cielo, possiederai la mia Essenza. Non saremo tutto l’uno per l’altro?».

Consideravo la mia miseria.

«Più un bambino è piccolo e debole, e più lo si tiene stretto sul proprio cuore».

24 agosto – «Un solo Pater Noster detto da un santo è più potente di un gran numero di preghiere dette senza amore. Metti amore nelle tue parole come un’effusione del cuore, allora le tue parole mi consoleranno. Non è per te una gioia far riposare il tuo Dio? Dimmelo, che io lo intenda bene al mio orecchio, come un segreto d’amore».

3 settembre – Dopo la Comunione.

«Il lunedì: vivi nell’amore dello Spirito Santo chiedendogli l’amore. È Lui che fa la santità.Il martedì: con la Regina degli angeli e gli angeli. Per riparare alle offese e alle tue offese. Il mercoledì: con San Giuseppe. Prendi in prestito da Lui la sua vita interiore. Il giovedì: sii piccola ostia con me. Sii un’ostia che canta. Cerca come un avaro le occasioni di piccoli sacrifici che ti rinnoveranno nello stato di ostia. Il venerdì: tutta per il mio Cuore. Il venerdì che fu per me una grande sofferenza, sia per te una grande dolcezza. Il sabato non sei sola: mia Madre ti accompagna. Risveglia in te l’amore per Lei. La domenica: sali in seno alla Trinità santa, come un piccolo grano d’incenso in segno di pura lode. Fa’ così, piccola anima».

19 settembre – Ora santa. In chiesa, mi preoccupavo dell’accordatore dell’armonium che faceva rumore: “Gli impedirà di parlarmi?”.

«Forse che qualcosa o qualcuno può impedirmi di parlare a un’anima quando voglio parlarle? Il mio, non è forse il linguaggio profondo del cuore-a-cuore? Anche in mezzo alla folla tu mi hai udito, hai inteso la Voce così tenue che ci vuole l’amore per afferrarla. E tu sai, quanto amo essere il vostro prigioniero… Rubatemi! Più mi ruberete, più avrò nuovi tesori da far rubare. Non abbiamo messo tutto in comune? come in un’amorevole famiglia? Siate certi che la mia ricchezza non diminuisce mai. Prendete! prendete a piene mani, a pieno cuore, non solo per voi, ma per tutti. Ah! non dimenticate nessuno e la mia ricchezza ne sarà accresciuta. Ti ho detto che così poco v’impedisce di vedermi… Credete dunque nella mia Presenza invisibile, piena di affetti, di amori incomparabili, se sapeste… Una Presenza! È tanto… Fa’ tutto: lavoro, preghiere, pensieri, conversazioni, come se io fossi là: e io sono là. Non trovi che sia infinitamente bello? Quando ti svegli, sono là. Quando riposi, sono là. Tu puoi dire: “Lui non mi lascia mai sola”. È in questo che la tua solitudine è divina. Ti ricordi, dopo la morte della tua fedele domestica, la tua esitazione a prenderne una nuova? Ti ho invitata a rimanere sola dicendoti: “Mi amerai sino a questo punto?”. Non è vero che non rimpiangi nulla? Insieme abbiamo varcato gli anni, le sere dagli istanti solitari. Tu hai cercato di avvicinarti di più a Dio e io ti ho aiutata, perché tu potessi unire le tue solitudini alle mie. Hai saputo del mio deserto? dei quaranta giorni? delle notti in cui mi allontanavo per pregare davanti al Padre mio… E nella folla? La grande solitudine dell’incomprensione, dell’ostilità, dell’odio, dell’amicizia respinta… Tutto ciò per voi, per te. E più tardi, la solitudine dell’Orto degli Ulivi, la solitudine delle chiese, la solitudine della mia Eucaristia, per i cuori che mi dimenticano dopo la Comunione… Oh! che il pensiero caldo e fedele dei miei amici venga incessantemente a consolarmi! E io, io li consolerò quando loro si addormenteranno per andarsene da questa vita. Strana cosa, non è vero?, che una creatura possa consolare il suo Dio! Eppure, è così. Il mio amore inverte i ruoli, come una nuova maniera per darmi una tenera protezione, talmente ho bisogno di tutti i vostri modi di amare, di tutte le vostre forme di tenerezza. Chi potrà concepire gli ardori del mio fuoco? Perdonami di dire tanto di me, oggi… Tu capisci, devo alleggerire il mio cuore, affinché si sappia, si conosca un po’ meglio questo Amico sconosciuto così vicino! Così vicino a voi… Se sapeste… miei poveri figliolini!».

21 settembre – «Offrire un sacrificio, non significa non sentire più la sofferenza che, al contrario, torna molte volte ad agitare le sue acque amare. Ma significa tornare nuovamente a me ad ogni flusso dello sconforto, con spirito d’olocausto; e ogni volta, un arcobaleno di grazie illuminerà la terra. Molte cose sono invisibili per voi! Ma fanno sì che dai vostri atti emani come un’aureola benefica… Sai come il male ama espandersi e guadagnare terreno? Perché io non dovrei dare al Bene le ali benedette della soavità che conquista? Chi arresterà la marcia del Bene da anima ad anima, fino alla fine del mondo? Conoscerai mai i frutti dell’una o dell’altra di queste tue righe? Sì, chiedimi che tutti vi attingano gioia, luce e consolazione. Posso rifiutarmi di accordarti qualcosa?».

Ora santa. «Vedi come l’azione del sole è importante nelle cose della terra. Le anime comprenderanno che Dio è il loro Sole vitale, il grande Incantatore della durata dei loro giorni? L’unico Scopo della loro esistenza? Ricordati questa preghiera: “Signore, liberami dalla preoccupazione delle sciocchezze”. Tutto è poco, eccetto Dio. Ogni giorno dovete aumentare la sua vita in voi. Nell’altra vita, vi chiederete: “Come ho potuto restare un solo istante senza amarlo?!”. Per darvene il merito, ho voluto che mi cercaste nell’oscurità, che mi trovaste nella penombra. La chiarezza ineffabile sarà per dopo. Non ho io stesso attraversato ore tenebrose quando la mia Divinità sembrava allontanarsi dalla mia Umanità? Ah! come ho ben fraternizzato… sposando tutte le vostre debolezze, miei poveri figli! Sono stato veramente un “Uomo” tra gli uomini. E anche prima della mia Passione, sapevo cos’era la sofferenza. L’amavo, per amor vostro. Amatela per amor mio. La trasformerò in conversione per altri, in gloria per voi, poiché tutto si ritrova Lassù, sul mio Cuore. Dunque, prendete coraggio a soffrire, figliolini miei. Vi sono delle anime che non possono più fare a meno di soffrire, tanto hanno sperimentato che questo le avvicina a me. Benché io vi ami tutti senza sosta, con che amore speciale considero quelli che soffrono tra i miei figli! Il mio sguardo è più tenero, più affettuoso di quello di una madre, certamente! Non sono io che ho fatto il cuore di una madre? Volgete dunque a me i vostri occhi desolati! Esponetemi la vostra pena, cari piccoli che siete già nel mio Cuore e vi credete così lontani… così lontani! Cercate di trovarmi ogni giorno in voi stessi e là, come dei piccolini, datemi i segni di tenerezza che dareste a una madre, a un padre amato. Quanto sarete felici quando ne avrete presa l’abitudine. Come diventerà dolce la vostra vita! E io vi benedirò perché avrete finalmente risposto al mio appello… L’appello di colui che stava in piedi alla porta, ascoltando se il rumore di casa era a suo favore; e se egli sta “in piedi” è perché sa che si può scacciarlo… Talvolta, non si vuole neanche che Lui aspetti, gli si dice: “Non entrerete mai da me!”, come se Lui fosse un malfattore, Lui che è morto d’amore per loro… Ma quando gli si dice: “Entrate!” e quando si aggiunge: “Restate! Vivete con noi!”, questo povero solitario prova allora quella gioia che Egli chiama “le delizie dei figli degli uomini”. Questo voi non lo sapete, ma Dio lo sa, e conoscerete più tardi la somma delle delizie che avete procurato al vostro Salvatore. E queste anime che conversano di continuo con me nel loro intimo, quanta allegrezza non mi danno? Tu non sai che cos’è, figliolina mia, nella solitudine a cui tanti mi abbandonano, sentire che in un cuore si è il grande Amico, il preferito, l’unico atteso!».

Visita. Dicevo: “Signore, vi amo”. «Ripetimelo, in modo da farmelo risuonare di nuovo all’orecchio. Fallo vibrare più a lungo, come una musica. Io non mi stancherò di ascoltarlo. Dimmi, perché mi ami? Com’è cominciato questo amore? E cos’è che vuoi fare per Lui?… Sì, io so tutto questo… ma ascoltarlo da te, è una gioia preziosa e come un racconto nuovo».

Dopo il pasto. Siccome faceva caldo, mi ero sdraiata. «Riposati con i miei momenti di riposo. Se tu non ti unissi a me, sarebbe meglio per te lavorare a spaccare pietre sulla pista del Sahara se là la fatica ti unisse maggiormente a me. Come ti dico spesso, qualunque sia l’azione, l’unico suo valore è l’unione d’amore che vi si apporta».

1941

5 giugno 1941 – «Talvolta, una piccola serva viene introdotta nel palazzo del Re, se questo Re ha bisogno dei suoi servizi. Non è felice, lei, di ammirare allora tutte le ricchezze racchiuse nel palazzo?». “Signore, essa è soprattutto felice di essere più vicina al re e di avere l’occasione d’incontrarlo”. «Credi tu che il re si sottrarrà a questa segreta speranza? Egli moltiplicherà le occasioni di incontrarla, tanto che, dopo averlo appena intravisto da lontano, dopo aver sentito di sfuggita il suono della sua voce, la piccola serva sarà invitata via via, fino a sedersi alla sua tavola e a conoscere l’intimità delle serate, poiché il re l’ha guardata con tanto amore da mandare il suo unico Figlio a morire per salvarla». “Signore, come potrà la piccola serva esprimere la sua riconoscenza per tanti favori?”. «Essa vivrà d’amore, del suo povero piccolo amore che raccomanderà ogni giorno allo Spirito perché lo accresca. Non si stupirà delle sue rinnovate colpe, che offrirà con fiducia al Figlio unico che l’ha salvata. Resterà sempre piccola, poiché Dio è abbastanza grande per raggiungerla. E morirà, non perché si deve morire, ma perché lei vuole morire per il suo Re, studiarsi di morire senza rimpianti, perché freme dal desiderio di vedere il suo Amore, il suo Fine, il suo Tutto. C’è ben ragione di farla emozionare… Ed essa, la piccola serva, rammenta che Lui, il Figlio unico, è morto; anche per lei. Allora, essa morirà in Lui».

3 luglio – «Sillaba l’alfabeto d’amore alla tua morte, già da ora. I tuoi ultimi respiri, sono il tuo Consummatum est. Dimmeli già da adesso: che non ci sia nulla di improvvisato in questa bella cosa importante che è la morte.

26 luglio – In giardino, gli dicevo: “Passeggiamo nel tuo viale dei tigli”. Poi, riprendendomi: “Il nostro viale dei tigli”. E Lui:

«Cosa farei di questo viale senza di te? Comprendi la mia sete di unione?».

30 luglio – «Hai qualcosa da raccontarmi stasera? Ti hanno chiesto qual è la tua missione?». “Signore, sono troppo piccola per avere una missione”. «Le fanciulline possono avere delle commissioni da fare: mostra che bisogna parlare con me, che non bisogna lasciarmi solo nei vostri cuori. Marta, Maria e Lazzaro mi stavano vicini nel loro palazzo, si occupavano di me. Non credi che io li abbia bene accolti nel mio Palazzo celeste?».

15 agosto – Dopo la processione. Chiesa vuota.

«Io sono come il padrone di casa che guarda i suoi saloni quando tutti gli invitati se ne sono andati. Questi invitati saranno fedeli? Hanno capito la festa? Saranno riconoscenti, o si burleranno del loro ospite? Eppure, il padrone di casa ha messo tutte le sue ricchezze a loro disposizione… Tu, che sei venuta a me così presto, entra nelle mie stanze intime; quelle stanze in cui si lascia che venga la sera, e poi la notte, senza accorgersi che le ore sono scivolate, tanto il Cuore ha ascoltato l’altro cuore e ha ricevuto le parole come luci… Così si giunge al mattino in cui la vita riprende come in un amore nuovo. In questo modo, il padrone di casa sarà consolato della malvagità di certi ospiti che erano apparsi alla festa dell’amicizia come delle comparse… Oh! Le feste della mia Chiesa… sulla terra… in cielo!…».

20 agosto. Lui, da una croce:

«Siccome i miei piedi sono immobilizzati e forati, io non posso più andare a cercare i peccatori! Siccome le mie braccia sono tenute distese, io non posso più stringerli al mio petto… Ma il mio Cuore è aperto: che entrino e vi rimangano. Di’ loro che la mia croce è conficcata profondamente per attenderli tutti attraverso i secoli. O miei poveri peccatori, che amo!…».

28 agosto – «Lo zelo? Non è affannarsi per fare molte cose. È mettere il proprio cuore, tutto pieno d’amore, nell’azione presente. Augurami che mi venga del bene dalle mie creature, augurami che oggi molte anime escano dal Purgatorio. Unisciti alla loro gioia di vedermi, e alla mia gioia di vederle felici. Sali… Sali spesso al cielo».

14 settembre – Festa Patronale. Nella chiesa vuota. La decorazione di fiori naturali era incantevole: “Sono contenta che il tuo altare sia così leggiadro!”. Lui: «Quando era circondato di anime pie, come stamani, era ancora più bello. Non puoi sapere. Non conosci la magnificenza di un’anima… è il soffio, lo spirito di Dio. Non vi è nulla della materia, nemmeno di quella di un fiore. L’anima è spirito. E questa bellezza dell’anima cresce a seconda delle vostre cure. Uno sforzo, un desiderio, un atto d’amore, un atto di pazienza o di devozione o di rimpianto che ti pare nulla, le dà istantaneamente un aspetto più meraviglioso. Come una luce cui si aggiungesse un’altra luce, poi un’altra ancora. Via via che le virtù aumentano, aumentano i meriti. Voi dite che i vostri corpi cambiano ogni sette anni. Cosa direste della metamorfosi delle vostre anime, fedeli alla Grazia? Ah! se ogni giorno si desse all’anima la stessa cura che si dà al proprio corpo! Eppure, voi sapete che questo non è che un involucro di fango…». “Signore, le anime dei miei familiari che non siano nella tua Grazia… Abbine pietà!”. «Mettile spesso nella mia anima, in quella di mia Madre. Se il mio corpo, solo al toccarli, guariva i corpi, non credi che anche la mia Anima abbia i suoi lati vincenti? E i peccatori, non sono incessantemente nel mio pensiero? Se sono incatenato dalla mia giustizia, rompi le mie catene con una preghiera, con un sacrificio, con un gesto grazioso. Mi credi insensibile ad un gesto di grazia della mia figliolina? Io, il più tenero, il più compassionevole? Oh! miei cari ladri di grazie! Come sono pronto a ringraziarvi delle vostre audacie… Come mi auguro che mi derubiate ancora… Molti credono che io sia il malvagio che ha solo desideri di vendetta. Io sono qui, con le braccia e il Cuore aperti! Oh! miei cari peccatori, così attesi…».

11 ottobre — «Hai notato? Perfino la sala in cui realizzavo il mio voto più caro, la mia Eucaristia, perfino quella sala non era mia. Mi fu prestata: “Il maestro ne ha bisogno”. Ho dato persino la mia tunica tessuta da mia madre. Renditi conto della mia povertà».

«Non credi che quando mi offri tutto sanguinante al Padre, con te, qualcosa avviene in cielo e in terra? A cosa sarebbero serviti i miei dolori? E che ne fai della bontà del Padre? Ogni preghiera ha una sua risonanza che tu non intendi. Chiedi. Chiedi…».

Durante la messa solenne. «Quando un tuo amico del cuore è presente a una festa, tu godi quasi doppiamente di questa festa, perché pensi: “Lui ode questa musica. Lui vede queste bellezze”. Pensa che il tuo grande Amico è qui, sempre con te, e partecipa alla tua vita. Dividi tutto con Lui. Questo raddoppierà la tua gioia di vivere. Ad ogni momento puoi pensare: “Il mio amico può venirmi a cercare, se lo desidera”. E la tua anima si preparerà al bacio dell’Incontro. O dolce incontro!… Il velo leggero si romperà e saremo uniti, per l’eternità. Senti la mia fretta!».

Festa di Ognissanti – Durante la messa solenne.

«I posti lasciati dagli angeli ribelli non sono ancora esauriti in cielo! Tutti, voi siete tutti chiamati, ciascuno per nome. Oh! figli miei, che disgrazia se non rispondete… Se un uomo ricco, proprietario di un grande castello in cima alla montagna, avesse invitato gli abitanti della valle ad andare ad abitare con lui, e questi abitanti, temendo la fatica della salita, non volessero darsi almeno la pena di tentare: non credi che il ricco, consapevole delle splendide gioie del suo castello, proverà un vivo dispiacere per la negligenza degli invitati? Aiutami a farli salire tutti! E chiedi a quelli che sono già arrivati di aiutarci».

Svegliandomi, Lui:

«Il tuo giorno: una vita. Al risveglio è la tua nascita. La messa, la tua prima Comunione. La giornata, come la vita: dispiaceri e gioie. Tutto offerto a me, in me. E io ti porterò sul mio Cuore pieno d’amore. Preparati al sonno come alla morte: nell’amore, per la mia gloria; e domani avrai nuovamente la vita sul mio Cuore che è attento a ognuno dei tuoi passi, figliolina mia».

13 novembre – La sera.

«Chi potrebbe impedirti di restare al mio fianco durante la mia agonia? Chi, se non tu stessa? Sei libera. Vuoi darmela, questa libertà? Dimmi: “Non ho più libertà perché te l’ho donata”. “Sì, mio Signore. Non hai tutte le chiavi di casa mia?”. «Amo sentirtelo dire. Non avere paura di ripeterlo. Vedi, se t’incateni con l’amore, non sentirai il freddo delle catene. L’amore rende tutto facile. Vai dunque con gioia verso ciò che ti costa di più, poiché l’amore ti porterà. È tempo che ci uniamo più strettamente: è già la sera della vita. Che non manchi nulla ai preparativi della festa. E se ci amiamo, perché non unirci? Ma tutto deve essere fatto nell’esultanza, che è una prova d’amore. Con quale gioia interiore ho abbracciato la mia croce quando me la portarono. La mia croce!… Da tanto tempo la desideravo… Per voi e per ubbidire a mio Padre: era la vostra salvezza. Salvare il mondo! Sai che cosa ha significato per me? Oh! ringrazia, bambina mia. Credi che molti abbiano pensato a ringraziarmi? Eppure, tutto fu completato nella corona dei dolori. Loro non ci pensano. Non ci credono. Tu che sei qui, stasera, nella nostra solitudine, dimmi per consolarmi degli altri le parole più delicate del tuo cuore. Sarà come un’esalazione di profumo. E dimenticherò gli ingrati, ascoltandoti… Voi avete su di me dei poteri che vi stupirebbero, se li conosceste. Miei cari piccoli… Quanto vi amo!…».

28 novembre – Mentre mi preparavo all’Ora santa.

«Prima del tuo colloquio con me, fatti presentare da mia Madre, da San Giuseppe e dai tuoi angeli, come da una corte che mi onorerà e colmerà le tue mancanze. Un fanciullo non entra da solo nel salone: alcuni adulti lo attorniano e parlano per lui. E io, io chiedo che lo si lasci venire a me. Tutte le anime sono i miei fanciulli. Credi che li sgridi? No, li accarezzo sempre per accrescere la loro fiducia (tu lo sai, tu che sei colma della mia dolcezza). L’amo tanto, questa confidenza dei miei bambini, e il loro sguardo diretto. Oh! Riponi in me tutto quello che è tuo, i tuoi desideri, anche i più irrealizzabili. Fra le mie mani, tutto è semplice. Ho chiesto la tua fiducia fino al miracolo. Allora comincerò a essere soddisfatto. Avresti mai pensato che ti avrei salvata fino al punto di subire una atroce Passione e una morte ignominiosa? Avresti mai pensato che avrei inventato un Sacramento come l’Eucaristia? Per vivere fra voi e nutrirvi? Avresti mai pensato al perdono delle colpe più grandi dopo una semplice confessione e il pentimento? Questo supera la tua concezione della bontà. E ora, non posso fare grandi cose per voi? Il mio potere è forse diminuito? Oh! che ogni anima si avvicini, mi esponga i suoi bisogni, mi mostri tutte le sue debolezze e desideri ardentemente da me la sua guarigione. Chiedi l’amore. Chiedi la santità. Ricorda quei due apostoli che hanno osato chiedermi di sedersi uno alla mia destra, l’altro alla mia sinistra nel mio Regno: che cosa non si aspettavano da me! Anche tu, attendi tutto da me. Sarà una prova del tuo amore, essa ornerà il mio cuore. Chiedi la santità. Chiedimela ogni giorno. Mettici tutte le tue cure: siate santi, come mio Padre ed io siamo santi. Entra in me e io ti porterò. Da sola cosa potresti fare, mia povera bambina!… Ma tu hai il mio amore. Prendilo. Facendo un tutt’uno con Me, la tua forza è sovrumana. Sei pronta ad amarmi? Sei pronta a sperare?».

Natale – Nella cattedrale.

«Poiché sono sceso fra voi, quale non è la mia immensa potenza, messa al vostro servizio dall’amore? Non dubitare che io possa portare il tuo lavoro di trasmissione sino ai confini del mondo. Chiedi anche che venga il mio Regno! Chiedi!».

1942

2 gennaio 1942 – Durante la messa.

«Mantieni la tua veste senza macchie. Voglio dire, macchie volontarie. Se tu passeggiassi in campagna, e uno spino o dell’erba verde macchiasse la tua gonna bianca, sarebbe poca cosa. Ma se tu vi avessi fatto dei buchi con delle forbici, o dei disegni grossolani con l’inchiostro, che negligenza… che disprezzo del bello!… Fare questo sull’anima è più grave, perché essa è la mia immagine».

27 gennaio – «Ricordati che mi hai promesso di essere più santa oggi di ieri. Sarà il tuo motto quotidiano».

12 febbraio – «Quando preghi, guardami. Entra nel mio pensiero eterno, altrimenti sei portata via dalla distrazione. Ricordati: voi siete tutti solidali. Un’azione fatta bene aumenta il tesoro della Chiesa. Ah! Figliolina mia, non lasciar passare nessuna occasione di arricchire te stessa e gli altri. Studia bene il modello della mia vita, come facevi nei tuoi quaderni di bambina, e non stancarti di scrivere sulle pagine che restano prima della fine della tua vita, più per farmi piacere che per la ricompensa. E io, che sono sempre qui a guardarti, coglierò con amore questo tuo desiderio di piacermi. Non preoccuparti più di te. Tutta trasferita in me, pensa a me. Da qui, irradia su tutti. Non sarai più tu, sarò io». “Signore, io prometto, io desidero, ma in realtà… che cosa faccio?”. «La mia Misericordia è felice di accettare le promesse e i desideri che, a poco a poco, divengono atti: promesse e desideri sono atti in germoglio. Non scoraggiarti mai. Pensa spesso che io sono presente. Posso essere presente e non aiutarti? La creatura non è infinitamente cara al Creatore? Se tu sapessi… Tendi spesso l’orecchio verso di me: intenderai. Giovanni, appoggiato al mio Cuore, ne intese i segreti. Se non avesse avuto questo gesto di tenerezza, avrebbe inteso? Io sono come il timido: mi ci vuole il vostro primo passo».

1° marzo – Dopo la Comunione.

«No, non c’è nessuna occupazione che impedisca di pregare. Io, non recitavo forse i Salmi, coperto di colpi e di piaghe, trascinandomi sul cammino del Calvario, in mezzo alla folla urlante? E sulla Croce? La mia povera Croce… E tu, troveresti difficile pregare nelle tue piccole, comode occupazioni? Oh! unisciti a me».

24 marzo — «Far piacere è fare il bene. Non lesinarlo a nessuno, soprattutto a coloro che ti avessero fatto del male. E per unirti a me, di’: “Prego con la tua preghiera. Lavoro con te che lavori. Parlo con la tua parola”. Mettici tutta la tua tenerezza, figliolina mia».

7 giugno – Durante la messa. «Lascia le tue piccole distrazioni abituali. Sprofondati in me. Cosa aspetti per far meglio, per rispondere meglio? Hai notato il canto degli uccelli? Nella stagione dei nidi, non hanno la stessa voce. E il tuo grido d’amore, forse che non cambierà quando la Grazia cresce in te? Non troverai accenti più penetranti? più commoventi? Dimmelo. Provamelo.

20 giugno – In campagna. Salivo la vecchia scala e offrivo ogni scalino: “Signore, come puoi gradire simili inezie?”.

«Quelle che voi chiamate “inezie”, hanno però impiegato la vostra intelligenza, per servirmi, la vostra memoria e la vostra volontà. È qui il vostro essere. Dovunque voi impiegate per me il vostro essere, io lo prendo. Capisci?».

28 luglio. «Io sono qui lo stesso Cristo che è in Cielo. Cerca di essere anche tu la stessa di domani».

19 agosto — «Per aiutarti a sbarazzarti di un difetto, pensa che mi dispiace di vederlo nella tua anima. Cerca di compiacermi in ogni circostanza, come una sposa che cura sempre il suo abito o mette un abito nuovo per fare una sorpresa al suo unico amore. Io sono sensibile a una delicatezza più che il più sensibile degli esseri umani. E non credere di perdere il tuo tempo se ti ingegni ad incantarmi. E se gareggiassimo in delicatezza? L’angelo e Giacobbe. Credi pure che sono io a fornire le armi. Oh! figliolini miei, come vi amo… Acconsentite a essere amati. Lavorate a credere. Lasciatevi fare… È già molto. Tanti impegnano tutte le loro forze a sbarazzarsi di me… Trovano pretesti per attribuire al caso i favori che faccio loro. Non sarebbe più dolce ringraziarmi, ringraziare me, l’Amore? Poiché tutto viene da me. Tutto viene dall’amore e dalla tenerezza. Sappiate vedere in me il Dio, ma anche l’Uomo. Avvicinatevi di più. Che cosa vi fa paura in me? Si ha paura di un piccolissimo bambino in una mangiatoia? Si ha paura di un uomo disteso a terra, che offre ai chiodi i suoi piedi e le sue mani?…».

16 dicembre – «Vedi me negli avvenimenti. Io sono il Direttore, tu amerai tutto in questa direzione. Mi tenderai le braccia nei fatti dei tuoi giorni. Ci avviciniamo all’Incontro. Cominciamo a tenderci le braccia da una riva all’altra. Rive del tempo, rive di eternità. Dimmi che passerai volentieri da una sponda all’altra, con il cuore che balza di gioia e di desiderio, come l’agnello della vallata. Dimmi che ormai i tuoi giorni passeranno facendo preparativi, come ripetizioni d‘amore al tuo Maestro, al tuo Grande, al tuo più Caro».

1943

1° gennaio 1943 – La sera, nella mia camera.

«La parola d’ordine per il 1943? “Nei nostri cuori”. Tu sarai nel mio, e io sarò nel tuo».

14 gennaio – «Aiutami a salvare i peccatori. Ce ne sono tanti… Non fu questo il mio più grande dolore nel Getsemani? Li vedevo tutti insieme. Prendevo le loro colpe come mie, che onta!… Agonizzavo per loro. Morivo per loro. Quanta sete ho! Che lo sappiano. Sappiano che io sono tutto perdono, che chiedo loro di essere, a loro volta, perdono e misericordia verso i fratelli; che la loro vita deve essere ormai devozione e penitenza; che vi troveranno gioie maggiori dei piaceri che trovavano nel loro traviamento. Ah! se sapessero che cosa significa essere nel mio Amore… Non lo sai, tu? Che cosa può colpirti? Tu sei nel mio cuore. Restaci sempre. Dove andresti per stare meglio, dove? E io, io sono come quel padre che tiene stretto il suo piccino per timore che scappi dietro ad una sciocchezza. Trovo sempre le mie delizie tra i figli degli uomini. Tu puoi dirmi parole ancora più dolci nella nostra solitudine, a due. Tu puoi guardarmi più spesso, se veramente sei sicura della mia presenza. Con il tuo sguardo, avrò il tuo sorriso».

18 febbraio – Mentre entravo in chiesa.

«Ti aspettavo. Mettiti ai miei piedi, silenziosa. Dico “silenziosa” perché ogni pensiero e ogni ricordo delle cose terrene si taccia. Ti voglio tutta per me. Lo vuoi anche tu? Io non prendo nulla con la forza. Tante volte, aspetto… Ti ricordi di quel povero pazzo che ogni giorno andava sulla strada incontro a sua figlia, morta da un pezzo? Io aspetto i miei figli. Alcuni sono morti da tempo alla vita della Grazia… Prega perché mi diano la gioia di credere finalmente alla mia misericordiosa tenerezza. Altri vivono della vita del Padre, ma sono distratti dalle preoccupazioni e dall’ansia di guadagnare denaro. I miei più intimi, quelli che mi hanno capito meglio, quelli che sono divorati dallo zelo della mia casa, quelli che desiderano essermi i più cari come Giovanni e Lazzaro e Maddalena, costoro sì, bevono alla sorgente di un’acqua che non si esaurisce mai. Non trovi che sono sempre nuove le parole dalla mia bocca al tuo orecchio? Non vi trovi una forza che ti stupisce?».

Giovedì Santo – «La festa del mio Cuore è l’Istituzione di questo sacramento in mezzo ai miei Apostoli verso i quali mi chinavo in modo inesprimibile. Entravo in loro, in ognuno di loro, nella loro intimità. E mi spandevo in loro in modo così soave che molti versarono lacrime. Una crudeltà in questa felicità: la presenza del traditore. Avevo tanto amato Giuda… Che dolore, figlia mia! Immagina che, avendo scelto un’amica, tu vedessi che ti vende a vile prezzo ai tuoi nemici e sotto le apparenze dell’affetto… Giuda, se tu desideri trenta denari, perché non vai a chiederli a mia Madre? Lei, venderebbe piuttosto se stessa per risparmiarmi la morte… Ho ricevuto il bacio di lui sulla mia guancia… Avevo già tanto sofferto quando lo avevo visto avanzare nel giardino del Getsemani…». “Signore, posso invitarvi a restare nei miei bei giardini per consolarvi?”. «Sei tu, l’anima del giardino. I miei fiori, sono i pensieri della tua anima. E se sento il tuo zelo per i peccatori, dimentico le angosce degli Ulivi. Se tu mi dai l’amore del tuo cuore, dimentico l’odio, la cupidigia di Giuda. Se nel tuo spirito hai compassione della mia miseria di verme, dei miei patimenti di lebbroso, delle mie infamie di flagellato, della mia vergogna di condannato, dei miei supplizi di crocifisso, allora tutto si allontana da me e io mi dono a te che mi chiami. Prendi un linguaggio nuovo e forte, questa sera del Giovedì Santo, per testimoniarmi la tua riconoscenza amorosa. Tante Ostie ricevute… Il più felice dei due sono io».

23 maggio – Dopo la Comunione. «Capisci? Tu lo sai, non hai spesso l’occasione di buttarti in acqua per salvare qualcuno. È nelle piccole circostanze che devi dedicarti al prossimo per l’amore mio. Un piccolo gesto. Dell’affetto. E del fascino. È l’intenzione che guardo in te. L’intenzione, capisci? Sarò indulgente, se il risultato non è perfetto».

26 agosto – «Io ti ho dato tutto ciò che possiedi. Non sono forse capace di raddoppiare ancora i miei doni? Sono diventato meno ricco? Oppure ho perso dell’amore? Posso santificarti in un istante. Ma amo il tuo lungo e paziente lavoro che ti mantiene nell’umiltà. Acquisisci l’umiltà amorosa. Ti eleverà. Lo scoraggiamento non ha mai elevato un’anima. Cammina, cammina! Io camminavo sulla via del Calvario e, nonostante tanta sofferenza, sono arrivato. Guardami. Avrai un coraggio nuovo. E fammi l’onore di chiamarmi in tuo soccorso».

16 settembre – «Dimmi spesso: “Mio Creatore, compi le tue volontà su di me. Desidero una sola cosa, che venga il tuo Regno in me come in cielo”. E m’impadronirò di te con più avidità di un uccello da preda. Sai cos’è una fiamma che divora? Lasciati prendere in corsa. Invece di fuggire, gettati nelle mie braccia e perdi la direzione di te stessa. Io ti amerò cieca, che ti lasci guidare. Le mie spalle non sono ancora abbastanza cariche, reclamano altri pesi. Prendi il tuo posto: io sono il Buon Pastore. Dimmi il nome delle anime che vorresti portarmi… Per te, le chiamerò con insistenza. Non temere di portarmene troppe. Ne aspetto di più. Quanto a te, apri bene il tuo cuore. Io entro e non me ne vado più. A meno che tu non ti stanchi dell’Amico che è morto per salvarti… Se tu mi scacciassi, resterei ancora davanti alla tua porta».

1944

19 aprile 1944 – «La grazia di oggi: la mia Presenza. Vivi ormai nel pensiero che il tuo più caro amico è qui. La tua influenza sarà decuplicata: un’anima si accende ad un’altra anima come un cero ad un altro cero».

25 maggio – In chiesa.

«La vita dell’Aldilà non si può forse preparare con atti di adorazione e di lode? Ah! se fosse una catena ininterrotta dalla tua nascita sulla terra alla tua nascita nel cielo! Prepara il cielo come si prepara una festa. Sai le ghirlande? Saranno le buone azioni di ogni giorno infilate dalle ore profumate d’amore. Sai le luci? Sono i fuochi della tua tenerezza… Vorrei vederti fare la guerra anche ad un solo pensiero di egoismo. L’egoismo significa fare di sé un dio. Io, che ero Dio, non ho pensato che a mio Padre e a voi. Mai a me. Comprendi il distacco da se stessi, per amore degli altri? Per amore del mondo intero? Non ne varrebbe la pena? È così che saresti corredentrice: unendoti al tuo Sposo».

1° settembre – “Signore, dopo essersi uccisi l’un l’altro per tanto tempo, in guerra, gli uomini non avranno un periodo di amore e di carità?”.

«Sarebbe il Regno di Dio. Chiedi più spesso: “Venga il tuo Regno!”. L’ora del Regno del Padre può essere anticipata, se i suoi figli glielo chiedono con suppliche; così come la nascita del Cristo fu anticipata dai sospiri, dai desideri della Vergine di Nazareth. Oh! prega, lavora, fa’ ogni cosa perché il bel Regno venga. Ho messo questa richiesta nel Pater. Ed è perché possa venire esaudita. Fatti coraggio perché ti aiuto; ravviva i tuoi desideri. I desideri sono preghiere, sono frecce rapide. Mira bene al cuore e che il colpo sia forte!».

2 novembre. Nella mia solitudine, gli dicevo: “Amore mio! E se entrassimo insieme nella nostra stanza da lavoro, per preparare il tuo Regno?”.

«Figlia mia, il tuo desiderio del mio Regno lo rende già più vicino. È una piccola luce nella notte dei tempi attuali. È una pressione sulle forze del mio cuore. Immagina una creatura talmente povera da non aver potuto trovare di che estinguere la sua sete ardente: quando sulle sue labbra cadono alcune gocce d’acqua, non credi che darà un gran valore a quel sollievo? Allo stesso modo, un desiderio ardente d’amore offre alla mia Misericordia quasi un pretesto per esaudirlo. E tu sai che do sempre più di quello che mi si chiede, come un ricco che desideri vedere gli altri ricordare le sue generosità e usi questo mezzo, perché si pensi a lui. Chi più di me cerca di avere il vostro ricordo? Tu senti dire da certi amici nel mondo: “Non vi dimentico”, oppure: “Pensate a me”. E non sono che amici terreni. Come mai il vostro grande Amico, Colui che è il vostro Tutto, il Principio e la Fine, non riceve queste piccole parole affettuose che gli dimostrano la calda attenzione dei vostri cuori? Vedi: io sono ancora una volta il Fratello questuante». “E io scrivo le vostre adorabili richieste, unendomi a voi mentre scrivo. Il Vangelo dice che avete scritto sulla sabbia…”. «Ora scrivo per mezzo tuo, non sulla sabbia ma nel fondo delle anime. Scrivo con la gioia e la luce».

23 novembre – Ora santa. “Padre diletto, non voglio fare che la tua Volontà e fare tutto per la tua Volontà, ma più spesso è la mia volontà che faccio. E vivo per me”.

«Non si arriva subito a staccarsi del tutto da sé. Uno sguardo verso di me ti basta per purificare la tua intenzione. Sai, uno dei tuoi sguardi sorridenti… Dunque, non dimenticare di guardarmi nelle tue giornate, nelle tue notti. Non stancartene. Come potresti stancarti di un Amico così tenero? Nelle tue tentazioni contro la Fede, rivolgi a Lui una delle tue dolci parole, la tentazione se ne andrà. Non hai modo di allontanarti da me, capisci. Sei troppo povera di forze; mentre, avvicinandoti il più possibile al tuo grande Amico in un dolce e abituale raccoglimento, ti assicuri un soccorso più caldo e immediato. Ah! perché dubiti? Come puoi dubitare? Io sono come un maestro che insegna dietro le quinte, per nascondere il grande amore che ha per i suoi allievi. Sono come un corridore che evita la “volata” affinché l’inseguimento degli altri sia più lungo ed eccitante. Non cerco forse tutti i mezzi per aumentare i vostri meriti, miei cari figliolini che amo?… Ah! non temete nulla da me. Abbiate paura di aver paura e, molto semplicemente, abitate nel mio Cuore».

29 novembre – «Pensa a me quando parli agli altri, così che, lasciando te stessa, tu trovi un miglior balsamo da dare come un profumo che si espande e ignora di profumare».

7 dicembre – «Non aver paura di entrare… La porta è aperta: tu mi dici la tua parola tenera, semplice, tu mi guardi, tu mi sorridi e tu torni alle tue occupazioni… sapendo di portarmi dovunque tu vai, pronta ad offrirmi nel cammino qualche sacrificio di cui sarò fiero come di un regalo che fosse costato molto denaro! Pensa più spesso al cielo! Tutta l’arte che ti incanta sulla terra che cos’è, in confronto all’Aldilà?… Come vi ci attendo tutti!… Ho preparato così bene la festa… Il tuo posto ti aspetta… Senti la mia impazienza di ricevere i commensali, di godere della loro sorpresa e del loro entusiasmo. Sono io, il Cristo, che ho già pagato tutto. L’ho pagata cara questa vostra felicità… Eppure mi sembra che siate voi a offrirmela, tanto la vostra gioia fa la mia gioia, poveri piccoli figliolini, davvero miei!…».

21 dicembre – In treno pensavo: “Tante volte ho scritto le sue parole! Basterà o devo continuare?”. «Sei stanca di me? Mi costringeresti a non poterti più parlare? La mia consolazione non è forse quella di espandermi incessantemente nei vostri cuori? Io dico “incessantemente”, tanto è grande il mio bisogno di tenermi vivo nei vostri pensieri. Io in voi. Figlia mia, sono queste le mie delizie. Raccontatemi tutto, povere pecorelle che il Pastore è andato a cercare così lontano da lasciar colare il suo sangue goccia a goccia fino all’ultima! E quando ciò è terminato sulla terra, ha trovato il modo di restare vicino a loro fino alla fine del mondo. Prega per coloro che hanno paura. Come si può aver paura? Si può aver paura di un Pastore così buono? Perfino gli agnellini più piccoli salgono sulle sue ginocchia e si riposano. Ed è questa la gioia del Pastore. Oh! Povero… povero Pastore di oggi… che vede il disordine, l’odio e il ladro che porta via le pecore. Da tanto tempo è cominciata la lotta fra Satana e il Figlio dell’Uomo… Tu, che desideri il mio Regno, prega. Offri al Padre da parte mia il mazzo dei piccoli sacrifici pieni di gioia, con tutti i colori dell’amore: sacrifici pazienti, sacrifici duri; quelli umilissimi e così amabili dell’umilissima carità: capisci? quando doni, sii nella disposizione di ringraziare chi ti dà l’occasione di fare l’elemosina a Gesù Cristo. Sacrifici di orgoglio: considera te stessa come l’ultima fra tutti, unendoti così ai sentimenti di mia Madre. Lo vuoi? Oh! il bel mazzo, che porrò sul mio Cuore con orgoglio: il mazzo della mia figliolina!».

1945

18 gennaio 1945 – Ora santa. “Tutte le briciole del mio tempo sono tue. Fino a quelle che saranno le ultime della mia vita. Anche se non avessi la forza di offrirtele…”. «Io so quel che mi appartiene nei cuori. Lo hai notato? Chi ha poco, conosce bene quel che ha… E io, se guardo il numero dei viventi, constato che la mia è una parte molto piccola. Per questo, ho bisogno di quelli che mi consolano con la loro intima confidenza, quelli che si sono detti: “Tutto il mio essere è suo” e lo vivono. Perché se fossero solo parole… Certo. Le tue dolci parole mi piacciono perché sono sincere. Non temere di ripetermele. Piene di grazia, esse traducono il tuo animo. Ma soltanto un atto di virtù ne è la prova. Spesso un atto prepara l’altro. Perciò ti chiedo di entrare molte volte al giorno nella cella dei segreti, nel cenacolo delle confidenze. Quando mi avrai detto tutto, rimarrai in silenzio, sempre sul mio cuore e capirai. Tu conosci già la forza della solitudine; questa settimana, prova la vita del raccoglimento. Certo! Anche per strada. Non sono forse dappertutto? Oh! che bell’esercizio, andare in cerca del proprio Dio-Amore… “Dov’è, Lui che mi vede? Lo avevo appena stretto a me, che se n’è andato rapidamente e non so dove sia fuggito… Chi potrà restituirmelo?”. E i sospiri interiori della tua anima sono la mia vita, mi toccano e mi riconducono a te. Non sono io, il più impaziente? In cielo, mi possiederai senza chiamarmi. Ma ora, usa il tuo fascino provandomi la tua fede con i tuoi desideri di me. Chiamami nelle tue mattine. Lo conosco bene questo tuo grido! Non privarmene!…».

24 maggio – «Sopporta le spine d’ogni giorno per amore mio.

Questo prepara la tua anima alla virtù eroica. Comprendi che l’unione con Dio non è altro che fare la volontà di Dio. Capisci che per ognuno arriva un momento che richiede una virtù suprema: ognuno ne otterrà la grazia con l’accettazione amorosa dei pesi quotidiani. Vedi dunque che i piccoli lavori abitudinari sono di grande valore per l’anima che li svolge nell’affettuosa ubbidienza a me. Non ti ho detto che nulla è piccolo ai miei occhi? Che tutto verte sul modo amoroso di agire?».

2 luglio

– “Signore, che ognuna delle mie visite porti a tutti gioia e pace! Ma sono abbastanza pura?”. «Chi è puro? Non vi sono che peccatori o purificati. Guai a coloro che s’inorgogliscono di non soccombere alle tentazioni che non subiscono».

13 settembre

– Dopo la Comunione. «Ricordati che devi dare gioia e tutto ciò che è gioia. Non senti che è la tua missione? Allora, fai nascere le occasioni di rallegrare: sii il genio della gioia».

18 ottobre – «Mettiti di fronte al mio volto. Ora, svolgi la tua anima. Distendila come un tessuto dispiegato ricordando le tue colpe. Quelle di ieri, quelle di oggi. Tu me le mostri senza dire nulla. E tuttavia, è una preghiera; te ne stai umile dinanzi alla tua miseria ostentata ed è la preghiera più eloquente. La voce del giusto si leva durante il giorno e durante la notte. Qual è il suo grido, se non quello dell’umiltà? Vedi? Anche le tue mancanze possono avvicinarti a me. Sèrvitene per farne amore di riparazione, amore di contrizione. Tutto deve portare all’amore. E mi incontrerai. Non avrò fatto, io, più che metà del cammino?».

8 novembre – «Consideri la morte come una festa che vuoi preparare fin d’ora? Con quanta cura prepari i tuoi ricevimenti terreni? E la riunione di Lassù, non vale forse tutte le delicatezze? Affrettati, mia diletta! Le foreste degli anni sono ingiallite come l’oro. La tua anima, piena di linfa, arriverà agli ultimi sprazzi di luce, poi rientrerà nella sua sorgente, lasciando lo sguardo di quaggiù per un sole più bello.

1946

19 settembre 1946 – «Non vuoi lasciarmi prendere gioia da te? Tu mi credi infinitamente felice; ma pensa alla gioia contingente che voi potete procurarmi e che mi è negata in tanti cuori! Questa è la tua occasione di consolarmi. Un uomo aveva molti figli che amava d’un affetto misurato su ciascuno. Prevedeva ogni dettaglio e cercava solo di renderli felici. Alcuni si stancarono d’un tale amore e lo lasciarono con insolenza. Altri trascinati da questo esempio, se ne andarono con meno scalpore ma con la stessa ingratitudine. Altri ancora furono tentati dal piacere dell’indipendenza e si allontanarono pieni di orgoglio. Quest’uomo rimase solo con l’ultima delle sue figlie, che gli dimostrò una devozione così fedele, una tale volontà di riparare le ferite causate dai fratelli che quest’uomo, per la presenza di questa unica figlia, per il suono puro della sua voce, per i suoi gesti che cercavano soltanto di piacergli, dimenticò le colpe ingiuriose e il proprio dolore. Vuoi essere tu questa presenza per me? Vuoi donarmi tutte le tue azioni?». “Signore, sono così piccola”. «Unisciti a me. Ti farò grande».

24 ottobre – Scendevo sulla terrazza dicendogli: “Vieni con me”.

«Dimmelo spesso e nel tuo lungo viaggio verso la morte ti accompagnerò ancora».

Ma io pensavo che, in quel momento supremo, avrei avuto bisogno anche della Santa Vergine.

«Come potrebbe, Lei, non essere vicina a coloro che recitano l’intero rosario, ogni giorno della loro vita? Tu le chiedi centocinquanta volte al giorno di pregare per te nell’ora della tua morte…».

Ora santa.

“Mio Dio, ti ho amato oggi come desideravi che ti amassi?”. «Mi hai amato soprattutto quando non hai fatto la tua volontà, come stamani quando ti hanno pregata di andare a fare il catechismo in Parrocchia, e avresti preferito rimanere con me nella tua camera. Ma, al servizio degli altri, sei al mio servizio. Mi è gradito che tu sia duttile nell’ubbidienza. Non esitare mai. Va’ avanti. Credi. Così, mi proverai che il tuo amore non è fatto di sole parole. È come un amore sostanziale che mi è dolcissimo. I santi si ingegnavano a calpestare la loro volontà per amor mio. Per loro, questo era “fare la prova”. Prova anche tu. Tutto ti sorriderà quando tutto sarà per me».

21 novembre

– «Ogni anima ha il suo modo di amare. Non privarmi del tuo. Io vi conosco e apprezzo i vostri modi peculiari. Dal principio del mondo, nessuna anima assomiglia ad un’altra: è questo che forma la sinfonia delle mie delizie. Non ne ho diritto? Ma non esigo nulla. Aspetto. E quando mi appagate, la mia gioia è grande. Dunque, non aver paura di darmi. Impara a farmi doni. Molto semplicemente, come una figliolina. Sii piccola e rimani vicina al tuo “Grande Amico”. Entra in me, tanto da perdere perfino il ricordo di te. Considera tanto i miei interessi, che i tuoi non ti occupino più se non in rapporto con la mia Gloria».

12 dicembre – «Pensa ai miei pensieri, e dirai le mie parole. Quale edificazione, figlia mia. Quale leva… Prova».

19 dicembre – «Io aspetto ciò che tu vuoi donarmi come un povero alla tua porta…Cerca qual è il momento in cui mi hai fatto più piacere oggi. Non sarà forse quello in cui sei stata più semplicemente piccola con i piccoli?».

1947

2 gennaio 1947 – Ora santa. Lo adoravo e gli auguravo dei cuori.

«Mai tu mi augurerai sufficiente amore da placare la mia sete! Sì, dammi dei cuori per mezzo della tua amabilità verso tutti. Anche verso i peccatori. Attirali a te con l’intenzione di darmeli. Fa’ l’opera mia, mia piccola collaboratrice. Non perdere nulla della nostra unione, figlia mia, in nessun momento».

16 gennaio – Pensavo al 5 % di sconto e mi domandavo: “La santità sarà più accessibile?”.

«La santità non è un’addizione: un solo atto d’amore può fare un santo nell’istante della morte, nell’abbandono e nella fiducia più assoluta. Questa fiducia mi onora tanto! Io sono come Sansone. Perdo la mia forza di Giudice quando un’anima mi esprime la fedeltà del suo amore. Non che questo amore sia un grande amore, ma è il più grande che essa è in grado di offrirmi. Allora essa mi tocca sul vivo e sono incline a piegarmi alla sua volontà, che adotto come mia».

18 febbraio – Ora santa.

«Io sono più presente a te che tu a te stessa, ma vi sono momenti in cui la pienezza di me si fa sentire con un sovrappiù d’amore; e quando dici a te stessa: “È Lui!”, mi rallegro di essere stato riconosciuto. Ciò che mi fa male, è restare presso di voi come un estraneo, quasi un indesiderabile… Non essere voluto, ah! Come il mio atteggiamento è costretto a dipendere dalla vostra accoglienza! Mentre io vorrei essere sempre per ogni anima il Prodigo dell’amore… Come farò, se avete la porta chiusa? Stavo per dire: lo sguardo ostile? diffidente?… Alcuni temono che io chieda troppo. Se sapessero, come sarebbero felici di darmi tutto, in un perfetto e gioioso abbandono. Il vostro dono più bello è la gioia nel servirmi. Anche quando avete il pensiero della morte, non siate tristi poiché io ho preso lo stesso vostro cammino. Anche mia Madre ha voluto prenderlo: è spesso questa la grande riparazione per la vostra lunga vita di spensierati egoismi».

16 febbraio – «Te ne prego, vivi ininterrottamente nel mio amore! Io non ti costringo. Non vi costringo mai, nemmeno ad accogliere i miei doni. Siete liberi. Quante volte la vostra libertà mi ha crocifisso!… Allora, aspetto… aspetto per secoli… Non credi che ti attendo da molto tempo?… Nessuna anima è simile alle altre. Nessuna mi darà ciò che attendo da te».

26 febbraio – Mentre ero in visita.

«Non dire ciò che si deve tacere. E non tacere ciò che si deve dire».

6 marzo – «Ogni anima attira da me un amore speciale. Ecco perché sono così riconoscente a coloro che s’ingegnano a ricondurmi dei peccatori. Pensa! ho dato la mia vita per loro! nelle più spaventose torture… Povere, care anime che amo! Un umile pentimento… e siete già nel mio Cuore. Parla loro con dolcezza. Con tenerezza. Un movimento brusco potrebbe allontanarle di più». “Domani, Signore, incontrerò un peccatore”. «Ti dirò io come procedere. Sarò in te come sempre. Tu mi guarderai, mi chiamerai, mi dirai: “Parla per mezzo mio”. Io sarò il Fratello che ascolta».

20 marzo – Ora santa.

«Ti preoccupi del passaggio della morte? Ma poiché è la più grande prova d’amore che tu possa darmi, rallegrati! Offrimela sin d’ora con un distacco assoluto. Dilata il tuo spirito fino all’eroismo. Di’: “Anche se non dovessi subire la morte, la sceglierei per unirmi a Lui, perché Lui è morto per me e per amore”. E così, mi darai la gloria più grande che una creatura possa dare al suo Creatore. Oh! la preziosa morte dei santi, che ha la sua risonanza sino nelle regioni celesti della Casa del Padre! Non avere paura di perdere la tua vita di un istante per entrare nell’eterno Incontro con il tuo Diletto… poiché sono io! Ah! sarà il momento della fede, della speranza e della carità. Impadronisciti di questi sentimenti. E, semplicemente, per sempre. Tu sei con il Padre tuo, con il tuo Sposo, sei della famiglia di Dio. Vivi, pensa, ama come in famiglia: sarà un segno d’amore». «Quell’affettuoso buon giorno che mi dai al mattino o quando ti svegli di notte, quanto mi è dolce!».

27 aprile – «Questa notte, quando sei andata alla finestra aperta per guardare lo splendido cielo stellato i cui riflessi cadevano sui ciliegi in fiore, ascoltavi l’usignolo dell’isola e sentivi la gioia di avere uno sposo così potente. Ah! che questo, e molti altri spettacoli della natura accrescano la tua fiducia in me… Scaccia la diffidenza. Essa non mi onora».

22 maggio – Roma.

«Arriva a desiderare la morte che ti conduce al tuo fine. Essa si avvicina. Provane una grande gioia. La morte porta alla vita. Allora, tutto ciò che deve ancora succederti sulla terra non deve avere altra grande importanza per te, se non quella di vivere per piacermi».

29 maggio – «Abbandonati al pensiero della festa dell’Incontro; tu hai organizzato molte feste, fammi l’onore di credere che io so organizzare le mie. È il programma dell’amore».

19 giugno – «Cosa sei senza di me? E se non vuoi separarti da me, perché non cerchi di unirti maggiormente a me? Cosa te lo impedisce? Tu che fai la Comunione ogni mattina, puoi passare tutto il giorno in rendimento di grazie. Cosa te lo impedisce? Tu desideri amarmi in ogni circostanza, però ti trovi nel mondo, circondata dal prossimo: ebbene, puoi continuare ad amarmi in mezzo a questo prossimo. Cosa te lo impedisce? E quando ti succede qualcosa di allegro e soave, accoglila come accoglieresti me, poiché io mi nascondo: spetta a voi scoprirmi. È questo il gioco di Dio, vinci! E quando vinci, convinciti che sono io che ho guadagnato di più. Io, il più sensibile».

17 luglio – Ora santa. «Non posso ritirare ciò che ho detto. Le anime che si offrono a me come vittime, sono le più vicine al mio Cuore. Perché ti spaventa offrirti così tutte le mattine? Non c’è forse la mia Grazia? E le vittime, vengono forse immolate ogni giorno? No, sono tenute da parte, nutrite in modo speciale, ed è alla fine che la loro vita ascende come un olocausto fecondo di riparazione. Io sono stato un’anima vittima tutti i giorni della mia vita. Non vuoi essere mia sorella?». «Essere attenta? Significa fare il vuoto dentro di sé e avere il desiderio di me. Allora, io vengo».

10 agosto – Lourdes. Alla Processione del Santo Sacramento pensavo a una risposta orgogliosa che avevo dato qualche momento prima. Con tenera compassione, Lui:

«Che fatica fai a esser piccola…»

e mi ricordavo di ciò che mi aveva detto in passato in quello stesso luogo, mentre era circondato da cardinali e da arcivescovi riccamente vestiti:

«Vedi, io sono il più piccolo».

All’ostensorio: «Chiedi a mia Madre di vivere come Lei, in nostra compagnia».

25 settembre – «Simile all’amore per me: l’amore per il prossimo. Che programma, figlia mia, se ci rifletti!… Come lo cercherai, allora, questo caro prossimo! per servirmi in lui con delicatezze che lo sorprenderanno e lo commuoveranno. Poiché nulla commuove come la bontà. La bontà che anticipa».

2 ottobre – «Non credi che la mia silenziosa Madre lasciasse dovunque un solco eloquente di santità?».

9 ottobre – «Dimmi che in certi momenti sei sicura di me. Questo mi consolerà degli altri momenti…».

17 ottobre – Parigi, Boulevard Raspail. Pensavo che era ben monotono ricominciare ogni volta a offrire la propria giornata. Lui, vivamente:

«E io, non ricomincio forse ogni mattina a offrirmi nella messa? Ho forse mai pensato che bastasse una volta sola? Ti costa tanto darti spesso a me, che ti aspetto sempre? L’amore moltiplica le sue parole senza ripetersi».

23 ottobre – “Signore, io sono così poca cosa… Perfino quello che ho, me l’hai dato tu”. «Chiedi di più. Chiedi meglio. E benché tu sia molto lontana dalla perfezione, chiedimela incessantemente per avvicinarti a me. Quante grazie non ottenete, perché non me le domandate!».

30 ottobre – Ora santa. «Ciò che è triste, è l’assenza di comunicazione fra il Creatore e la sua creatura. È come un silenzio di morte. Io sono la Vita e la dono. Attendila. Desiderala. La vita che dono va fino all’eternità. I beati lo sanno: riconoscono le mie vie in se stessi. Tu, cerca di cogliere la mia azione nella tua attività. Io ti dico spesso: “Agirò tramite te, se acconsenti”. Perché io non costringo, vengo su invito. Nulla ti turbi. Donati a me come sei. Perché dovresti aspettare? Come è amabile la fretta di venire a me… essa avrà la sua ricompensa speciale. Quando si cammina, si fa poca strada; verso Dio, bisogna correre!».

9 novembre – Durante la messa, guardavo entrare una persona.

«Non potresti sacrificarmi i tuoi occhi? Fa’ che guardino me. Temi ciò che ti allontana dal pensiero di me, cerca ciò che ci avvicina… Tante cose scaturiscono da uno sguardo! Tante cose scaturiscono dal pensiero… Giustamente, tu diffidi meno della tua volontà che del tuo pensiero. Fa’ di tutto per conservare il ricordo di me. Riporta tutto a me».

13 novembre – «Come ignorate la forza del vostro Dio!… Avete paura di conoscerlo? Voi che lo cercate così poco?… La gioia delle vostre anime risiede nella relazione abituale con il vostro Creatore, il vostro Salvatore. Abbandonatevi a Dio qualsiasi cosa faccia. Lasciatevi sospingere e assecondate il suo Soffio con il vostro zelo. Tu, vieni a Lui con entusiasmo; poiché Egli possiede ogni risposta ai tuoi bisogni di tenerezza, di riposo, di comprensione. Ma i vostri pensieri sono brevi… Prolungate almeno i vostri desideri… Per giungere al gradino superiore, al gradino nuovo dove lo Spirito vi aspetta per farvi salire ancora più in alto. Ma che tutto sia fatto nella gioia, quella gioia che aumenta la gloria di Dio. Un padre di famiglia sarebbe forse contento se i suoi figli venissero a trovarlo per timore, di malavoglia? Quando ti avvicini a me dilata il tuo cuore, figliolina mia, come una fanciulla felice. Tu pensi: “Lui mi chiede sempre dei sorrisi interiori”. Lo crederesti che, pur essendo Dio, ho bisogno del sorriso degli uomini, perché ho un bisogno estremo della vostra felicità? Chi può capirlo? Chi può anche sostenerne il pensiero? Credi. Poiché è il mio Amore che parla e bisogna ascoltare la mia Voce in modo diverso dalle altre voci».

20 novembre – Ora santa. «Voi vi abituate a essere amati. Io non mi abituo al vostro affetto: mi commuovete sempre come se fosse la prima volta. Ah! se ne foste più convinti, moltiplichereste le parole che mi rallegrano, forse quelle, le più semplici, che non avete cercato: sono sgorgate guardandomi nel vostro cuore. Oh! fai tutto ciò che puoi per il mio Regno, nell’intimità dei cuori. Ci sono alcuni a cui sono stato presentato, ma non mi ricevono… E io, che vorrei tanto vivere la vostra vita quotidiana, semplicemente!».

25 novembre – Dopo la Comunione.

«Il tuo motto per oggi: “Per Dio e contro di me”».

26 novembre – Dopo la Comunione.

«In te, io prego il Padre».

27 novembre – Ora santa. Tornavo da un tè in casa del conte di S.

«Adesso, dimentica il mondo e guardami. Sono stato contento di sentirti parlare della solitudine fruttuosa dei prigionieri, una solitudine che li avvicinava al contatto divino. Hai notato come il corso della conversazione si è andato elevando fino alla fine? In questo, tu sei stata mio strumento. Che tu lo sia spesso. Vedi, ho pochi strumenti sulla terra… Chiedi allo Spirito di guidare il tuo spirito. Non parlare secondo te stessa, parla secondo me, in vece mia. Sai quando è che tu parli come me, figliolina mia? Quando dai prova di bontà e grazia. Quando commuovi. Quando rispondi con dolcezza a una riflessione acerba. Quando scusi, quando servi, quando dai. Quando plachi un carattere irascibile. Quando consoli. Quando mantieni inalterato il tuo umore. Quando rimani umile senza cercare di prendere il sopravvento. Quando sei riconoscente per l’amabilità altrui. Quando sei generosa. Chi fu più generoso di me? e più dolce? e più umile? Tutto questo è tuo: tu, fa’ parte del mio Corpo mistico».

11 dicembre – «Il peso del mio amore per gli uomini aumenta sempre. È così fino alla fine dei tempi. Chi mi crederà? Quanti ne rideranno? Tu sapessi quanti cattivi mi sciupano, non solo nell’anima loro, ma in quella degli altri… e in quella dei bambini! Se tu lo sapessi… mi ospiteresti in te: nella tua memoria, nel tuo intelletto, nella tua volontà. Ricordi? Dicevo a Zaccheo: “Vieni, abiterò nella tua casa”. Pensa, se dicessi a te e ad ogni anima di buona volontà: “Resterò sempre in voi fino al vostro ultimo respiro…” e poi vi conducessi nella mia dimora, quella del Cielo, dove non saremo mai più separati… Comprendi il programma dell’Amore concepito da tutta l’eternità?…».

25 dicembre – «Non bisogna temere di guardare la perfezione perché lì ci sono io, perché io l’ho vissuta, perché l’occuparmi di voi è la mia delizia. Allora, non siete più soli, avete me. Ricordi una volta, quando avevi i cavalli? Ti piacevano i tiri schierati a freccia… Ebbene, io cammino in testa e tu, tu segui, un po’ da lontano, ma segui. Il buon ladrone ha compreso l’amore, e ha lanciato il suo grido di rimpianto. Pochi istanti dopo, riposava sul mio petto. L’amore chiama l’amore. Tu, rispondimi. Ho sete di te. Che cosa t’intimidisce? Le tue ripetute negligenze? Le tue insufficienze? La tua mancanza di precisione? Il tuo pensiero assente? I ricordi negativi? Io mi faccio carico di tutto. Io raccatto le miserie. Ne fo degli splendori. Dona tutto. Osi dirmi che qualcosa potrebbe non essere mia nella tua vita? Quando non si è che uno…».

31 dicembre – Dopo la Comunione. “La parola d’ordine per il 1948, mio Signore?”.«Vicinissima», invitando all’unione.

1948

3 gennaio 1948 – «Riprendi fiducia e ricomincia il tuo umile cammino, sempre più vicina a me. Sai che non hai solidità e che i tuoi fondamenti non possono essere che in me. Quando crolli, io prendo le macerie e rifaccio un tempio nuovo più bello, perché ti sei umiliata. Pensa a questo per riuscire ad amare l’umiliazione. Non l’ho vissuta io stesso per tutta la mia vita terrena? Io, Dio! Quale compagna, figlia mia!… Vedi, ciò che affligge l’amore è l’indifferenza, è l’apatia, è l’inerzia: molte anime sono con me come se io fossi ancora morto. Ma sono vivo, figlia mia, e sono vicino a loro, dentro di loro, aspettando che mi parlino, che mi sorridano e che il loro cuore batta un po’ per me. Esigo così poco! Sono contento così presto… Chiedo solo di essere invitato e m’incarico io della festa».

19 gennaio – Con intima dolcezza:

«Al momento della morte dei miei amici, non credi che io venga a prenderli dolcemente? con le delicatezze che tu conosci? per introdurre l’anima loro nel mio Regno? Non faresti altrettanto tu, per godere della loro sorpresa e della loro gioia, all’ingresso di una delle tue belle case? Allora io, Dio, che amo di più, che possiedo di meglio, come potrei disinteressarmi della loro uscita dal tempo? Tutto quel che puoi immaginare sul fascino del mio cuore innamorato, neppure si avvicina alla realtà! Ricorda che ho voluto la vostra gioia tanto da essere disceso a conoscere la sofferenza. E quando vi vedo soffrire, e soffrire uniti a me, raccolgo ognuna delle vostre sofferenze con grande amore, come se le vostre avessero superato le mie, come se le vostre avessero un valore che il mio cuore vorrebbe rendere infinito. Ed è per questo che, quando me lo permettete, io voglio fondere la vostra vita nella mia».

22 gennaio – «Io sono il Dio di tutti i momenti della tua vita perché sono l’anima della tua anima».

Per strada. «I sacrifici si fanno sempre nella volontà».

La sera. «Va’ oltre la bellezza e il fascino. Arriva a me».

12 febbraio

– “Signore, voglio essere sempre vicino a voi, è soltanto il mio pensiero che se ne va”. «Richiamalo dolcemente, senza irritarti: perché io, io non mi irrito mai. Io vi conosco. Vi amo nella vostra buona volontà. È la pace che hanno cantato gli angeli quando sono venuto a rinnovare il mondo. Quanto spesso io sono più indulgente con voi, di quanto voi lo siate con voi stessi! Dammi la gioia di vedertelo credere».

19 febbraio 1948 – «Umìliati per i tuoi sbagli. Sono i vostri difetti che vi rendono infelici. Riconoscete i vostri torti. Riconoscete le vostre superficialità, il vostro poco coraggio e la vostra poca energia per migliorare, la vostra abitudine ad una certa oziosità, la vostra negligenza a guardare il Modello che è la mia vita, la vostra fatuità soddisfatta nel vedere ciò che siete a qualunque gradino siate, il vostro atteggiamento indifferente nei confronti dei miei Sacramenti. Avete lo zelo di venire a purificarvi nella Penitenza? Cercate di suscitare la vostra fame per la mia Eucaristia d’amore, che vuole aiutarvi a camminare? Non vivete forse come se doveste restare sempre sulla terra? Di rado voi date uno sguardo anche furtivo all’Aldilà, alla vostra dimora di domani! Quando invece il vostro cuore dovrebbe esserci già, ringraziando, lodando, adorandomi in tutti i giorni e in tutte le azioni del giorno… Tu almeno, hai l’anima colma di me? Respiri soltanto per me? Continui a guardare ai tuoi interessi prima che ai miei, o mi poni davanti a te, come un fanale sul tuo cammino? Ti sei rivestita delle mie preoccupazioni? Hai preso parte alla conversione del mondo? Accanto ai miei martiri, puoi dire: “C’ero anch’io”, non fosse che con i tuoi desideri? Chi mi aiuterà, se voi, miei comunicati, non vi stringete a me?».

11 marzo 1948 – «…Vi sono alcuni poveri di cui nessuno s’interessa. Se sono in mezzo alla strada, li si guarda e si passa oltre. Ma se una persona attenta si ferma davanti a uno di loro, per una parola benevola, un’elemosina, il conforto gli dà coraggio e speranza. Io sono questo povero. Siate il mio conforto.

20 maggio – “Signore, quante cose sulla terra sono noiose! Non pensate che starei meglio da Voi?”. «Poiché la tua vita è per me, fammi la grazia di mantenere il tuo sorriso. Poiché hai da fare del Bene, desidera proseguire. Poiché è la mia volontà, sii felice di compierla. Ingegnati a dare gioie intorno a te, senza cambiare nulla nelle tue abitudini, semplicemente “come va fatto”. Non ne senti tutta la differenza? Parlare con affetto, parlare senza unzione: sono le stesse parole, non è lo stesso tocco. E poiché puoi farlo, perché non farlo? Ti sarebbe facile intenerire un cuore inacidito. Poiché io sono negli altri, perché non te ne dovresti prendere cura? Servimi dunque là dove sono. Non saresti felice di inseguirmi fin là, tu che mi cerchi? Tu mi cerchi nella bellezza delle rose, nel canto dell’usignolo sulla terrazza, in quello del cuculo che ti arriva dall’isola sulla Loira, nelle stelle lucenti delle notti di maggio e fin nei lontani arabeschi delle paludi. Ma non sono io innanzi tutto nelle anime, create a mia immagine? In questi esseri umani di cui sono il fratello Salvatore? E non avresti motivo, dunque, di raggiungermi attraverso di loro? Essi non si accorgeranno nemmeno che tu hai mirato a me, ma ne sentiranno il conforto. E io, io lo estenderò…».

“Signore, con X… non ho trattenuto il giudizio poco caritatevole che volevo tenere nascosto”.

«Un fiore di meno… Ti assicuro che avrei potuto utilizzarlo per la mia Gloria. La mia Misericordia si servirà del tuo rimpianto. Umiliati riconoscendo le tue mancanze e io ti farò salire più in alto che se tu non fossi caduta».

17 giugno – Ora santa. Cercavo mentalmente come avrei potuto piacergli di più.

«Io non domando l’impossibile. Non chiedo nemmeno il difficile. Desidero che si venga a me con la semplicità dei fanciulli, dei figli di Dio. Oh! figlia mia, sentiamoci in famiglia! Chi, più di me, ha diritto alla voce del sangue, al richiamo delle vostre viscere, al fremito dei cuori che riconoscono la loro sorgente? E poiché siete i figli di Dio, perché non amarlo come figli, parlargli come figli, ringraziarlo come figli pieni di gioia, poiché la gioia è il lustro dell’amore? E pieni di una duttile ubbidienza che è il velluto della tenerezza; pieni di una costante premura che è lo sguardo del cuore; pieni di invenzioni nuove che sono la vita dell’amore. Nessuno dei sentimenti del cuore umano ha tanto bisogno di vita come l’amore. Che in te l’una sia l’altro! Lungo le ore del tuo cammino, mira a Dio senza sosta: i tuoi occhi saranno puri. E quando cerchi di parlarmi, dimmi semplicemente: “Ti amo”. Credi che è abbastanza, credi che è tutto. In questo sono racchiusi i rimpianti, le speranze, la fiducia. E senza limiti, senza parole. Io, io vi conosco fino in fondo. Vi penetro in piena chiarezza, nessuno dei vostri sforzi mi sfugge: io li vigilo, li sostengo. Sono sempre il padre che insegna a camminare al suo più piccolo. Puoi capire con quale tenerezza? Sii la mia più piccola».

15 luglio – Avevo ricevuto per posta la prima pagina di bozze di “Lui e io”.

«Oh! siine ben lieta […]. Si capirà finalmente un po’ meglio il mio amore? Io sono come un ricco che, avendo largheggiato per la felicità dei suoi amici più cari, si ferma commosso a considerare i suoi beneficati: faranno attenzione alle sue delicatezze? o passeranno beffardi come sul Calvario? Molti scuoteranno il capo con disprezzo. Altri rimarranno indifferenti. Ma coloro che pongono il loro spirito nello Spirito, con il desiderio sincero di possedermi maggiormente, questi conosceranno un improvviso intenerimento che li stupirà e li soggiogherà. Prega perché io mi propaghi. […]».

22 luglio – Mi preoccupavo di un progetto matrimoniale per mia nipote.

«Innanzi tutto, sottoponilo a me. Io sono sempre il Creatore, come nei primi sette giorni, e la tua fiducia mi onorerà. Oh! questo problema della fiducia… Perché stentate tanto a credere? Rileggete la storia della mia vita: tanti miracoli, tanto amore… tanta semplicità in mezzo a voi… E l’invenzione della mia Eucaristia, questa mia perpetua Presenza nella vostra vita, non merita che veniate a raccontarmi tutto ciò che vi occupa con una tenera apertura del cuore? Non compiangeresti un amico che non ricevesse mai confidenze? o un padre affettuoso al quale non si chiedessero consigli? Allora, Gesù Cristo… potreste tenerlo in disparte? e proprio nei crocevia della vostra esistenza? Quale via prendere? Io presiedo perfino al sangue che scorre nelle vostre vene; fatemi l’onore di crederlo e di ringraziarmene. Ti ricordi lo scrigno di tua madre? Con quanta cura lei ci riponeva i suoi gioielli e le altre cose preziose! Il mio cuore è lo scrigno delle anime. Esse vi stanno rinchiuse senza mai perdere splendore. O dolce Dimora, più dolce del velluto».

7 agosto – In una tentazione di egoismo.

«Ti prego! Non servirti prima di me!».

4 ottobre – A Fresne. «Oggi, contemplerai la mia bellezza. Già stamani hai visto quella pennellata di rosa intenso all’orizzonte, verso oriente. Poi, passando sotto gli alberi, ti sei fermata davanti ai lunghi fili delle ragnatele di ottobre, tese da un ramo all’altro, con le gocce di rugiada infilate come fossero perle in tante collane aperte. E il grillo, che aveva cantato tutta la notte sul tuo ciliegio, ad un tratto ha taciuto perché il sole era appena sorto. Allora, la Loira ha cominciato a cambiare colore con tanta varietà di tinte che nessun prodotto della terra avrebbe potuto fornirle tale ricchezza. E gli aironi sono passati rigando il firmamento viola. Se sai guardare bene, tutte le ore del giorno hanno la loro magnificenza: viene da me, viene da una parte del mio Essere, per voi naturalmente, per sviluppare in voi l’attrattiva verso la lode, il gusto dell’adorazione, l’amore dell’Amore. E ogni mattina io faccio nuovi i miei spettacoli per fare nuovi i vostri cuori. Hai un fornitore tanto abile, e che cerchi tanto di piacerti? Hai qualcuno per ritagliare le nuvole in quelle forme che ti piacciono? Hai un ingegnere capace di sollevare il fiume fino al muro della tua terrazza? Chi è il mercante che ha disposto gli uccelli sui tuoi alberi? e tante farfalle fra i tuoi fiori? E stamani, è stata una fabbrica di tulle che ha steso, come fosse un velo, la striscia di nebbia che tagliava l’isola in due piani? Di chi è la mano che stacca con tanta grazia le foglie ingiallite dei tuoi tigli, mentre le tue piante di fragola ti offrono i loro lunghi getti per i frutti degli anni venturi? Apri bene gli occhi e guarda l’Amore: è Lui che passa».

12 ottobre – Mal di denti.

«Metti la tua guancia contro la mia guancia schiaffeggiata».

9 dicembre – «Dov’è il tuo cuore? È per te o per me? »

10 dicembre – Nella mia camera.

«Chiedi la fame e la sete di Dio. Chiedi il mal di Dio».

20 dicembre – «Un santo è un uomo come gli altri. Ma si è svuotato di sé e ha invitato lo Spirito a prendere il suo posto. Ed è lo Spirito che è santo».

1949

3 febbraio 1949 – «Dai l’esempio. Bisogna che i figli di Dio facciano onore al loro Padre.

Ora santa. «Non lasciar spegnere la fiamma della tua fiducia. Non ne hai bisogno tutti i giorni? Fa’ che arda dentro di me. Va’ e ritornaci spesso come in un felice stato voluto da me, poiché vi voglio stabiliti nella mia fiducia. Essa fa parte dell’Amore. Tu, se mi ami e se credi al mio amore, ti abbandonerai nelle mie mani come un fanciullo che non domanda nemmeno: “Dove si va?”. E parte allegro, con la mano nella mano di sua madre. Oh, beata fiducia che vi attira tante grazie! Bèndati gli occhi e ama di non saper nulla del futuro, per cogliere l’occasione di abbandonarmelo. Io so guidare un cieco per le vie migliori. E quando questo cieco sa di essere mio figlio, non arriverà perfino a rallegrarsi della sua infermità, che è la sua forza sul mio Cuore? E io, io sarò tentato di ringraziarlo della sua fiducia, come di un segno di predilezione, come di un favore particolare. Vedi in questo la mia tenerezza che è incessante. È una vita senza morte. Tu, alimenta questa vita mia e tua. Fa’ la tua parte. Invocami con il tuo desiderio. Spesso come tu respiri. Non pensare che sia troppo. Io, che sono in te, invece domando sempre: “Non è troppo poco?”».

10 febbraio – Dicevo il responsorio: “Affinché io sia fatta degna delle promesse di Cristo”.

«Nessuno è degno, se non chi si tiene radicato nel mio amore: sono io che vi rendo degni. Fa’ dunque tutti gli sforzi affinché la nostra unione sia leale e fedele in tutti i momenti, di notte e di giorno. Tu sei mia, senza soste. Perché metteresti delle soste nell’amore, nel silenzio, nell’adorazione, nella volontà di compiacermi? Non ritornare a te stessa. Poiché ti sei data a me la mattina e nel corso della giornata, rimani in me. Chiuditi dentro e dammi la chiave. Di modo che, quando ti rivolgerai al prossimo, lo farai mentre abiti in me, e la tua vita esterna sarà guidata dall’interno con maggiore perfezione e con più amore. Oh! figlia mia! che bella vita la nostra… invidiata perfino dagli Angeli… Oh! tempo di intimità che conduce immediatamente all’Eternità!… Oh! che buon mezzo per consolare il tuo Dio… E poiché lo ami, come non ti ci applicherai con tutte le tue forze, aiutata dalla mia Grazia? Vi sono le negligenze, le fragilità della tua natura. Certo, le conosco! Non temere, sono io che ti ho creata. Sono sempre io che ti ho salvata. Tutto fu colmo nella mia sofferenza, che tutto sia colmo nella gioia che mi dai! Ma no, non è difficile. Sai bene che io guardo più allo spirito dell’agire che all’azione stessa; quello spirito che io voglio, in te, umile e amoroso, costante, staccato dalle creature, distaccato dalla vita terrena, pronto a partire per l’Aldilà alla mia prima chiamata, gioiosamente: senza la gioia, la dipartita mancherebbe d’amore. È il Canto della Partenza. Conduce allo slancio. L’anima è arrivata, sebbene il corpo la trattenga ancora. Oh bella morte gioiosa… degna dei Meriti di Gesù Cristo!».

30 marzo – Nella mia camera.

«Figlia mia; valuta meglio il valore del momento presente, il pericolo di guardare al passato e l’inutilità di guardare all’avvenire. Vivi semplicemente, amorosamente, il momento che possiedi».

31 marzo – Ora santa.

«Sta’ attenta ai tuoi pensieri! Non vedi che occupano la maggior parte del tuo tempo? che da loro dipende il bene o il male delle tue giornate? È un regno interiore che bisogna saper governare. Collocalo nel clima di Dio: la sua Gloria, la sua Volontà, la sua Clemenza e tutte le qualità che sono sue. Vivere con il pensiero di queste qualità, significa conoscere meglio Dio, e dare meno importanza a se stessi. Ti ricordi? Mi chiedevi: “Quando, Signore, sarò perfettamente unita a Voi? e talmente assorbita in Voi da non ricordarmi più di me stessa?”. È in questi pensieri di unione che tu conoscerai il tuo compito: dare gioia a quelli che ti ho messo accanto. Non credere al caso. Credi all’intervento del Padre tuo, del tuo Amico, Colui che non ti lascia. E se, invece di dare gioia, tu affliggessi gli altri, se non irradiassi me, me che consolo, potresti forse dire di aver posto il tuo spirito nello Spirito di Dio? Che i tuoi pensieri siano dunque tutti Bontà, Indulgenza, Zelo per la mia causa; tu hai la libertà di comandarli, tu hai il dovere di scegliermi. Se tu non mi scegliessi, potresti chiamarmi il tuo più grande Amico? il tuo più bell’Amore? il tuo caro Essere, che vive continuamente nel tuo essere? Tu non mi vedi, ma sai che sono lì. E poiché sai che ci sono, concedimi i tuoi amorosi pensieri di cieca».

9 maggio – «Dimmi umilmente: “Non ho fatto che questo, Dio mio, nell’arco della mia giornata… avrei potuto fare di più! Non ho fatto che questo… nei miei rapporti con Te… con gli altri…”. Io completerò».

29 maggio – «Sai cosa ti chiederò oggi? Di imparare a dire bene degli altri. Che nobile abitudine! Quanto mi rallegrerebbe… che insegnamento diffonderesti! Ci sono sempre dei pregi, anche in coloro che sembrano pieni di difetti. Vuoi provare oggi? e continuare per tutti i domani, fino alla tua morte?». “Sì, mio Signore, ma non so come fare: sono sempre le parole di critica che mi escono per prime”. «Ti ricordi le carrozze a due ruote? Quando il cavallo si imbizzarriva, si doveva stringere il freno e trattenere le redini. Allo stesso modo, trattieni l’impulso e rifletti. Sarà per me. Quando è per me, cos’è che può costare?…».

17 giugno – Dopo la Comunione, consideravo con tristezza i miei peccati di ieri.

«Dammi il tuo vestito sgualcito. Io lo stiro facendolo nuovo, con i miei meriti».

4 luglio – Dopo la Comunione, gli dicevo: “Ho proprio vergogna a pensare che siete stato posato sulla mia lingua inutile e spesso cattiva”.

«Io la conosco. Vengo ugualmente. Anche se tu non credi a tutte le mie Grazie, io te le dono. Anche se tu non sai quando mi manifesto per mezzo tuo, io mi manifesto, perché sono in te. Anche se tu balbetti al Padre i tuoi fugaci sentimenti, io, io li prolungo. È il mio ruolo di Salvatore. Non lo vedi bene, ma gli Eletti lo vedono. Nel contemplarmi, essi contemplano la Redenzione. Esultano e mi esaltano. Unisciti a questa esultanza degli Eletti, considerando la mia opera in te. Cerca di scoprirla nella mia Vita e nella tua. Fede preziosa! Non trascurare nulla per intensificarla, come si punta il raggio di una torcia negli angoli bui inesplorati. È la Fede a far sì che il Creatore e la creatura si tocchino. E quando avrai rinsaldato le forze della tua fede, la tua speranza e il tuo amore si dilateranno per rafforzare l’unità. Nell’unità, si è fedeli alle piccole azioni come alle grandi, poiché tutto è in comune. Ed è così semplice, nel Dio presente! Ripetigli spesso, come in una respirazione d’amore: “Siamo insieme. Siamo insieme”…».

18 agosto – Mi dovevo sottoporre ad un’operazione chirurgica.

«Che importa quel che può succedere? Poiché mi appartieni, poiché abiti nel mio amore? Poiché il tuo cammino terreno sfocerà in una vita senza fine? Che tutto ti ci conduca! Invitami a fare accanto a te quest’ultimo tratto di strada. Che sia soprattutto il più intimo e il più lieto, poiché noi avremo sempre lo stesso passo. Hai la tua canzone di strada, la volontà di Dio? Nessuna avvince di più. La canteremo a due. Puoi star sicura che non mi allontano quando i miei amici soffrono. E la mia Presenza è un tale conforto che essi arrivano a desiderare di soffrire sempre. Dunque, tienimi stretto a te, perché possiamo camminare meglio. Oh! la bella via che conduce all’Eternità. Non essere triste, ne soffrirei. Poiché morire è venire a me. Poiché perdendoti tu mi trovi… Vuoi che finalmente siamo uniti?».

8 settembre – In clinica, dopo l’operazione.

«Vedi, avrei potuto venire a prenderti e tu ti saresti lasciata portar via con gioia. Ma vuoi lavorare ancora un po’ per la mia Gloria? E lietamente? Non è forse vero che a nulla vale vivere, se non per servirmi? E credi che sono io che ti servo perché tu possa servirmi? Ti darò ancora tutto quel che serve al tuo cuore e alla tua intelligenza. Quando ti sono venuto meno? Tu, non venirmi meno. E, insieme, scorreremo le maglie di quel che ti rimane da vivere sulla terra. Insieme, sempre. È una parola forte, non è vero? Quando senti la tua debolezza, come oggi, impadronisciti della forza di tuo Fratello, per amare, per lodare, per ringraziare il Padre comune. Non privarlo di alcun sorriso: è un “Amen” felice. Allo stesso modo, dai al prossimo. Ha tanto bisogno di gioia e di benevolenza. Non rimpiangere mai di esserti data senza risparmio. Va’ avanti. Va’ forte. Va’ come quando si va a Dio».

29 settembre – Convalescenza.

«Non è vero che vedi la differenza fra la vita che mi offrivi prima di questa prova e la vita che vuoi offrirmi ora? Non è vero che ti ha fatto bene avvicinarti all’orlo della vita per guardare con gli occhi della verità che cosa è la terra, che cosa è la Vita eterna? Non credi che sia stata una nuova maniera del tuo Dio per attirare la tua attenzione e farsi afferrare più da vicino? Figlia mia, come è pieno di inventiva il mio Amore! Come desidera potervi catturare mentre correte… Quanti mi schivano e mi sfuggono! Tu, lasciati prendere. E senza più fiato, ora che hai sofferto, riposa sul mio Cuore. Credi che non sappia la prova che ti ho chiesto? Ciò che più conta, vedi, è che tu non abbia dubitato dell’Amore, nonostante tutto. È che tu abbia detto: “Fiat” e ti sia abbandonata a qualunque cosa potesse arrivare. Ed è questa la vostra forza sulla potenza del vostro Dio. Siete voi che guidate il cielo con il vostro totale abbandono, perfettamente fiducioso. Ora, noi non ci lasciamo più. Io racchiudo la tua vita. Sono il tuo globo. Se tu ardi, è nel mio fuoco. Se tu procedi, è nel mio passo. Se tu respiri, è per mio tramite. Vedi, come la gioiosa accettazione della mia volontà può fondere un’anima in uno stato superiore, un gradino impensabile! Vedi, come bisogna dire “Grazie” con tutta la forza del tuo cuore! Vedi, come bisogna lasciarmi fare nelle vostre vite, poiché io ho svolte improvvise, che non erano nelle vostre previsioni! E quando la Fede o lo sguardo dell’Amore ve le fa comprendere, voi date una gioia indicibile al Padre vostro, a Lui che, nel tempo delle vostre tristezze o in quello delle vostre gioie, è sempre e soltanto Amore».

13 ottobre – Ora santa. “Cristo diletto, eccomi ricaduta nel solito orgoglio e nel solito egoismo”.

«Perché stupirtene, figlia mia? La tua vita non è sempre stata un incessante ricominciare? Io ti amo così, umiliata, ma pronta a far meglio per amore mio. È allora, che io vengo a te. È allora, che ti aiuto. Lo Spirito ti riempie perché ora, vuota di te, disillusa su quello che vali, finalmente tu gli lasci tutto il posto dentro di te. Riconosci la tua abituale incapacità. Ammetti la tua povertà di giudizio, il tuo poco zelo per il sacrificio, come se tu ti disinteressassi della mia Gloria. Esponimi le tue miserie, soprattutto le più scoraggianti, come la mancanza di continuità nel tenere a bada il tuo difetto abituale. Dimmi la tua pena, ma che questa pena nasca soprattutto al pensiero del mio dolore. Poi, tenta di riparare: hai le parole del tuo amore, hai i silenzi, hai gli slanci, hai i rimpianti nella tua semplice sincerità. E hai decisioni nuove: confìdati con mia Madre. Essa sorveglierà le circostanze insieme a te. Non credi che è più facile in due? E inoltre, guardami lungamente. Non è vero che fa piacere contemplare il viso di un amico unico? e che questo dà forza? E se questo amico è un ideale di virtù, se risplende di perfezione, non è vero che i tuoi occhi, ogni volta che lo guardi, attingeranno forza da Lui, per imitarlo? Sarà come una benefica spinta che tu riceverai come un’emanazione della sua dolcezza e della sua affettuosa compassione. Ama! Vedi, ogni vita cristiana ritorna sempre all’amore. Non ne conosci ancora tutte le tonalità, tutte le sinfonie, non dico incompiute… ma neppure incominciate. Trova per ogni giorno un amore nuovo, quello che non si è ancora espresso a parole: risveglierà in te impulsi che non avevi, come se ti rivolgessi a un Dio nuovo, adorato sotto un’altra luce, che sia diverso per te ogni mattina, per saziare il tuo cuore con eloquenti concerti. Poiché Dio è infinito… Entra in Lui come in una foresta profonda dove i silenzi pieni di mistero risuonano nelle profondità dell’essere».

27 ottobre – Ora santa, in camera mia. [Colloquio con Dio Padre]

«Quando vedo che mi cerchi, ti sfuggirò? Quando mi chiami ansiosamente, non ti risponderò? Forse che non sono più lo stesso Dio dei primi mattini della Creazione? di quando il primo uomo, magnifico e buono, che mi attendeva per aprirmi il suo cuore, trovava un’ineffabile appagamento in quelle prime conversazioni? E Mosè sul Sinai? e i Profeti? e l’Uomo-Dio, nelle sue solitudini di notte e di giorno? Puoi dire che non mi avvicinavo a loro con il conforto della mia Paternità? E dopo che l’Uomo-Dio si è lasciato crocifiggere nell’orrore dei tormenti, per causa vostra, non lo rivedo forse in ognuno di voi? Il mio Cristo, il mio Unico Figlio… La vostra voce è la Sua… Giacobbe che prende il posto di Esaù. La mia benedizione discende su di voi per sempre, se la vostra fedeltà mi è assicurata. Credilo dunque! e non privarmi delle tue implorazioni. Non soffriresti se io scomparissi dalla tua vita? Puoi concepire anche solo una mezza giornata senza di me? o un mattino senza Comunione? o una gioia senza condividerla con me? o un dispiacere che non tu potessi più raccontarmi? Pensa che, in questo istante, ci sono nel mondo creature che vogliono essermi del tutto estranee… Per loro, così povere, prega con le ricchezze che tu hai ricevuto proprio per aiutare gli altri. Prega per loro come se tu pregassi per il Cristo. Cosa strana, non è vero?… Ma pensa che ognuna delle mie creature è un altro Cristo. Ora, voi non pensate alle conversioni, perché non le vedete; ma verrà un giorno in cui queste anime, entrate in Cielo con il vostro aiuto, vi grideranno la loro riconoscenza e il loro amore: perché in Cielo ci si ama. Oh! figlia mia, onora il Corpo di Cristo. Prendi cura delle sue membra, glorifica la sua Sposa, la Chiesa. Non vi è nulla al mondo di più grande, di più prezioso, di più eccellente della santità dello Sposo e della Chiesa, sua Sposa, se non lo splendore della Trinità che racchiude e illumina tutto ciò che le appartiene».

3 novembre. Ora santa.

«A che punto sei del nostro amore? Ti avvicini maggiormente a me nel pensiero del tuo cuore? con maggiore frequenza e maggiore intimità? Provi gioia a offrirmi un sacrificio? Desideri più fortemente il mio Regno? La tua bontà è ancora limitata quando si tratta del prossimo? Vedi: si fanno spesso domande ai bambini per sapere quanto si applicano. Tu, che sai di essere debole e misera, chiediti se le tue poche forze resistono ancora e come puoi aumentarle. Quando ci si pesa e ci si misura, si può fare il punto. Oh! il punto dell’anima tua… come ti è necessario farlo! Soprattutto, fatti coraggio! Com’è necessario un elogio ai principianti!… Ma sì, mia povera piccola, tu sei sempre una principiante… ma con la ferma volontà di crescere. Sei sempre una aspirante, come quelle giovani religiose che vorrebbero affrettare gli anni che ancora le separano dalla professione. Immaginati un’aula numerosa, composta da bambini indisciplinati e da bambini volonterosi. Non credi che il maestro farà di tutto per assecondare il lavoro e l’applicazione di quelli che mirano ad arrivare? Il tuo maestro è il tuo Dio. Il tuo lavoro, è il suo Amore. Quand’eri piccola, ti guidavano la mano per scrivere. Il tuo Dio ti guiderà il cuore per amare. Con gioia tanto più grande quanto più spesso glielo chiederai, poiché tu conosci la pochezza dei tuoi mezzi… Nessun maestro sarà così attento ai palpiti del suo diligente allievo». “Signore, vi amo da tanto tempo, e ancora non so amarvi”. «Per amare il Padre e lo Spirito, prendi in prestito il mio Cuore; e per amare il tuo Cristo, offrigli la sua Passione».

6 dicembre – Cercavo un modo nuovo di amarlo.

«Non trovi che la Delicatezza sia il fascino dell’amore?».

9 dicembre – «Non potresti sopprimere tutti quei piccoli pensieri inutili che non servono né a te, né al prossimo, né a Dio? e mettere, al loro posto, un’adorazione amorosa, il desiderio del mio Regno, lo zelo per la salvezza dei tuoi fratelli? Sarebbero come le piante d’appartamento che abbelliscono i saloni».

11 dicembre – Chiusura della novena dell’Immacolata. Ero estasiata dalla Messa cantata a cinque voci.

«Cosa dirai in Cielo, ascoltando cantare le mie lodi in miliardi di voci? Ogni anima santa ha la sua».

Udivo riflessioni entusiastiche da parte di lettori di «Lui e io»: “Grazie, Mio Signore, di tutte queste grazie intime che spandete in segreto”. «E tu non sai tutto. Non lo saprai che in Cielo. E con quale gioia… Mi compiaccio a percorrere la via dei cuori con il nostro piccolo libro. Tanti leggono e sono trafitti da una delle mie frecce. Alcuni non osano credere a tanto amore e rimangono sull’orlo della Verità. Altri chiudono il libro senza voler comprendere. Ma credi che molti, profondamente stupiti, tentano di ricalcare il loro modo di amare sull’intimità che non abbandona, che non trascura, che si ingegna a piacere, a consolare, a rallegrare con una tenerezza nuova. Ti ho detto che, nell’amarmi, voi non esagererete mai. Anche fino alla follia: non ho fatto lo stesso io, per voi? Potrete mai rispondere allo stesso modo? Vicino ai vostri cuori, io sono così povero… Tante indifferenze, tante avversioni… Almeno quelli che comprendono, cerchino di farmi ricco ogni giorno, non foss’altro che con un sentimento di commiserazione. Anche poca pietà da parte vostra mi è già di sollievo. Un semplice desiderio di avvicinarsi a me, mi calma. Un atto d’amore, sia pur breve, in mezzo alle vostre occupazioni, mi accontenta. E se un cuore arriva a non vivere più che per me, io lo appago fin da questa vita, poiché egli mi offre sulla terra un luogo in cui mi rifugio. Non credere che ce ne siano molti! Leggete il Vangelo. Guardate il Modello. Attingetevi l’amore per gli altri, lo zelo nel servizio al Padre, l’unione con lo Spirito affinché Egli soffi quando vorrà, quanto vorrà. E se Egli vi manda una prova, non dite: “Basta!”. Tendetegli il vostro essere, affinché Egli lo porti dove vuole… E sarà sulle cime. Tu, che mi hai trovato, non desideri onorarmi del tuo delicato amore? Anche in mezzo alle visite, alle distrazioni, ai viaggi, apri l’interno del tuo cuore: io vi risiedo»

Ultimi giorni del 1949 – «Che l’amore egoistico di te, esca da te. Che l’amore sacrificato del tuo Dio, abiti in te!».

1950

1° gennaio 1950 – «Parola d’ordine:

“La speranza nel tuo Dio: una speranza sconfinata!”».

“Signore, che queste parole, fissate da Te su queste pagine bianche come su solide muraglie, siano altrettante sorgenti d’Amore a cui verranno ad abbeverarsi i miei fratelli e le mie sorelle della terra!”.

[Qui termina l’antologia curata da Gabrielle e pubblicata da Beauchesne nel primo e secondo volume di Lui e io. Segue il testo delle conversazioni spirituali dei tre mesi della sua ultima malattia, dal marzo al giugno 1950, annotate da lei in un taccuino che fu ritrovato dopo la sua morte.]

9 marzo, Ora santa.

«Attendi l’infinito, attendi Lui stesso. E cosa attenderesti tu, se non l’Amore? È la Pienezza. Non cercare di più. Ringrazia e dònati.» “Signore, io non trovo nulla in me che sia degno di esserti offerto”. «Non ti ho detto che io sono un collezionista di miserie? Io sono quel restauratore di porcellane, la cui arte si dispiega sui mille frammenti di un bel pezzo. Io sono quel pittore contento di aver ravvivato i colori di una tela morta. Niente né nessuno è al di là delle mie cure. Le mie cure sono gratuite. Io ne trovo il compenso quando voi siete attenti a osservare i miei comandamenti e con semplice tenerezza di fanciullo mi dite: ‘Grazie, mio caro Signore’. È troppo difficile?»

16 marzo, Ora santa (affaticata).

«Quando sei debole, dammi la tua debolezza. Io la prendo nella mia forza, per unirla a tutte le mie debolezze terrene. … Allora tu, indebolita, oppressa, avvicinati a me, come se tu avessi scelto di essere al di sotto delle tue forze per raggiungermi meglio. Ti ricordi quando le tue grandi navi lanciavano il grido dell’ultima sirena? Tu pensavi: “Partire… Ah, partire è vivere!”. Pensa la stessa cosa lasciando la terra: tu vai alla vita, alla vita del vero mondo nuovo… Esso ti aspetta… Anche i suoi abitanti ti aspettano… A New York erano in folla, ad acclamarti sulla banchina… Ma cos’è tutto questo? Povera terra… Gli evviva della Città celeste, le esplosioni di amore, le gioie folgoranti, gli entusiasmi di Lassù, chi potrà dirli in linguaggio umano? Rallegrati di avvicinarti, come quando in aereo domandavi: “Arriveremo tra poco?” e ti si rispondeva: “Guardate l’orizzonte, e indovinerete l’atterraggio”. E se ti aspettava qualcuno dei tuoi cari, il cuore ti batteva forte. Colui che ti aspetta ora, figlia mia, è il tuo Creatore e il tuo Salvatore. Va’ allegramente. Va’ come a una festa. Prepara con amore la tua veste, tutta ornata con i gioielli ricevuti. Prendi a prestito, in più, lo splendore delle vesti di tua Madre e del tuo Diletto. Bisogna che tu prenda l’abitudine di ornartene ogni giorno, poiché le loro mani te le tendono… Essi vogliono ritrovare in te la loro stessa bellezza. Tu vi aggiungerai il tuo umile sorriso di figliolina contenta, contenta di tornare a Casa».

24 marzo. Ammalata. Lui:

«Come vi fa bene sentirvi, di tanto in tanto, vicini alla porta d’uscita dalla vita! Vedi come è limpido lo sguardo con cui ti volgi al passato? Le cose non sono più verniciate dall’opinione del mondo: tu vedi ora l’indifferenza alla gloria di Dio, che invece dovrebbe essere il vostro fine; vedi la noncuranza per la salvezza dei vostri fratelli, che invece dovrebbe ardere nei vostri pensieri. Che tristezza, figlia mia, se arrivaste soli! Procuratevi un corteo di anime salvate dalle vostre cure, sia nelle vostre missioni, sia nella vostra casa… Hai notato? Nelle luminose sere dell’Oriente, come a Nazareth sulla terrazza dei Francescani, tu contemplavi le stelle che scivolavano sole negli spazi, e le altre che parevano immerse in dischi di luce… Ah, se le vostre anime diventassero ciascuna un gruppo, il vostro gruppo, condotto da voi nella dimora del Padre di famiglia! Quali entusiastiche acclamazioni sulla soglia!».

“Come fare, Signore?”

«Ricordatemi spesso i vostri protetti, i vostri increduli, i vostri sordomuti… Li ricoprirò con la mia tunica senza cuciture, tutta insanguinata».

30 marzo. Ammalata. Lui:

«Perché non impieghi questo tempo di solitudine nel tuo letto, come se tu fossi in adorazione davanti al Santissimo Sacramento? Che cosa te lo impedisce? Un piccolissimo sforzo, ed è tutto. Perché non fai di questi giorni di prigione, altrettanti giorni di gioia? Ogni malattia distrugge un po’ il vostro corpo e avvicina l’anima all’uscita. Perché non offri al Padre la tua distruzione progressiva, per servire da alimento al prossimo con le tue parole e con i tuoi scritti? Come io ho voluto che vi nutriste di me e prendeste forza dalla mia forza! E voi vi siete nutriti di me nel primo giorno della mia agonia… La luna diffondeva già la sua bianca luce sulla terra dell’Orto, che aspettava il mio sudore… Che le primizie, sia pure ancora lontane, della tua morte, portino soccorso e gioia ai tuoi fratelli. In quanti modi potete imitarmi, piccolini miei, così distratti dalle cose della terra… Quanto più siamo vicini, tanti più desidero che mi imitiate… Quando si potrà dire: “Chi vede un cristiano, vede Gesù Cristo”? Che grande esempio, quale predicazione senza parole! Ricordati: “Chi vede me, vede anche mio Padre”. E quando dissi così, non credi che la mia voce fosse piena di un grande, grande Amore? Oh! Figlia mia, uscite dalle vostre piccole misure, varcate la soglia degli spazi superiori. Date Dio, direttamente, senza nessuna paura umana».

31 marzo. Viatico. Lui:

«Io illumino il nulla che tu sei, perché tu veda bene che non sei nulla».

6 aprile. Giovedì Santo. Dal fondo del mio letto, visitavo in spirito tutti i sepolcri della città, della campagna e delle terre straniere.

«Ostia. Tutt’e due».

8 aprile. Sabato Santo. “Ammalata, non ho che piccole cose da offrirvi”. Lui: «Una piccola cosa e un grande amore: ecco una grande cosa».

Nella giornata.

«I miei angeli raccolsero tutte le Particelle del mio Corpo che erano state strappate via e le ricomposero, perché il mio Corpo fosse intero e perfetto per la Risurrezione. Tu, va’ a cercarmi i peccatori, portameli: abbi cura del mio Corpo mistico. Nel sepolcro dove io giaccio, offrimi a tutti gli infelici che hanno paura di essere miei».

13 aprile. Ammalata. Lui:

«C’è forse un giorno, un’ora nella vita che possa essere tenuta isolata da me? Puoi tenere isolata questa settimana o questo mese? Non vedi che i miei diritti di proprietario si estendono anche ai vostri quarti di secondo? Non senti in te un desiderio ardente di abbandonarti tutta alla mia presa di possesso? Sotto gli artigli della febbre, soffri per me. Nei tuoi sonni interrotti, riposati in me e prendi una fiamma di coraggio».

20 aprile. Ammalata. Lui:

«Tutte queste acute sofferenze, io le metto come fiori nella tua corona. Bisogna che tu non abbia sul capo spine senza rose. Unisci le tue oppressioni alle mie. Io soffocai nella mia agonia. Soffocai, legato e canzonato dai soldati, nel palazzo di Anna. E in quello di Erode, quando venni trattato da pazzo. E poi flagellato, presso le stanze di Pilato… Soffocai portando la croce e durante la crocifissione. E quando la croce fu eretta, ecco i soffocamenti della lotta con la morte… Poi, gli ultimi degli ultimi respiri, fino al grande grido d’Amore vincitore di tutto… che portò con sé la mia anima. Oh! che in questa malattia tu manchi d’aria, ma che tu prenda Dio. Sì, amica mia, prendilo per darlo. Egli ti serberà la tua parte».

25 aprile. Febbre.

«Vedimi al di sopra di tutto, dappertutto».

27 aprile. Sempre inferma, io:“Signore, come vorrai…”.

«Fai bene ad abbandonarti alla mia tenerezza. Vita o morte, che t’importa? Tu sei nel mio Cuore. Sei nella mia Volontà. Non basta accettare; bisogna, accettando, impegnare tutta la vostra capacità d’amore. Stendi questo amore, come un morbido tessuto, fino alle estremità dei miei desideri. Allora il nostro lavoro è comune, sotto lo sguardo del Padre, e tu sei onnipotente».

4 maggio. Settima settimana di malattia.

«Distendi il tuo coraggio sul mio coraggio. Di’ bene a te stessa che non sei nulla da sola. Puoi prendere la bella abitudine di essere insieme, sempre insieme? Invitami ad assistere alla tua vita come se mi mandassi un invito per un concerto. E tu mi riserverai un posto d’onore, in prima fila, nel desiderio che io non perda nulla dello spettacolo…».

5 maggio. Soffocamenti: “Signore, è l’ultima malattia?”.

«Magnificat».

6 maggio. Soffocamenti.

«Perché inquietarti? Tu sai che sono io. Offri, con tutte le forze del tuo amore, l’istante presente, questo piccolo istante che non tieni neppure in mano. Prendi a prestito il mio amore, quello di mia Madre, quello dei Santi che vivono ancora sulla terra, e offrimi tutto con il tuo momento presente. Io, io lo aspetto, come si aspetta l’amore di un figlio diletto».

10 maggio. Durante l’Estrema Unzione.

«Sei tutta nascosta sotto il mio manto di meriti e sotto quello di mia Madre. Ti trovi bene così?».

11 maggio. “Signore, è la mia ultima Ora santa sulla terra?”.

«Che tutte le ore siano ormai Ore sante. Ce ne sono così poche prima dell’ultima! Sei tutta purificata dall’Estrema Unzione, dall’indulgenza plenaria. Lo credi fermamente? Poiché è in nome dei miei meriti che si opera questo miracolo dell’Estrema Unzione, della Penitenza, dell’Eucarestia. Tutto è cancellato, per il mio Amore. Io vi voglio a mia somiglianza, miei piccoli, cari fratelli, tutti fusi con me dalle cure di mia Madre. Se io vi amo in ogni tempo, è ancor più emozionante che vi ami in questo grande momento dell’ultima Visitatrice. Faccia essa su di te tutto ciò che deve fare. Ma tu, resta tra le mie braccia, aspettando l’ultimo squarcio dell’ultimo velo. Ora, amica mia, ecco il tuo lavoro: piangi, piangi, piangi i tuoi peccati. E ama, ama, ama sempre di più Colui che si chiama l’Amore». “Signore, prendi la mia piccola fiamma nel tuo Fuoco”.

12 maggio. Più debole. “Signore, è abbastanza larga la vostra Croce per potermi distendere al vostro fianco?”.

«Mia povera figliolina, pensa che invito tutto l’universo a venirci!».

13 maggio. Più debole.

«Sì, io prendo il tuo corpo, come il frumento che si macina. È per i tuoi fratelli».

“Per i miei fratelli, con Voi”.

15 maggio. Più debole.“Signore così dolce, tendetemi le braccia… Rientro nella nostra casa a piccoli passi di fogliolina”.

16 maggio. Viatico. “Signore, è questo il momento di restituirvi l’anima che mi avete data con tanto amore? Madre diletta, abbellite la veste della vostra figlia prima che entri in sala”.

18 maggio. Ascensione.

«Forse che i preparativi d’amore non rallegrano già l’Amore? Sono forse da solo a rallegrarmi con mia Madre e i miei Angeli e i miei Santi? Che cosa mi dirai arrivando? E quali parole ti farò sentire? Oh! questo momento dell’Incontro! Mettici tutta la tua anima. Credi nell’infinita tenerezza. Tu sai che sei troppo timida. Allarga il cuore. Spera. Vieni, mia diletta, vieni a dirmi tutto quanto non hai osato…».

23 maggio. Viatico.

«Povera piccola anima, che ha aspettato l’estrema fine della vita per credere all’infinita Misericordia, agli ultimi perdoni. Non temere più nulla. Non sarei contento. Consacrati tutta all’amore, mia diletta».

24 maggio. Io: “Non ho più forza, quasi non ci vedo più; vi posso appena amare…”.

«Prendi il mio Sguardo. Prendi la mia Voce. Prendi il mio Amore».

25 maggio. “Sono arrivata al termine della mia vita?… Forse celebro ora la mia prima ed ultima Messa? Dove sei, amorosa Presenza?… E dopo, che sarà?”.

«Sarò io, sarò sempre io».